Capodanno di speranza per un esercito di poveri

31 Dicembre 2017

Caritas e Mensa celestiniana accolgono centinaia di uomini e donne Sono 4.500 le famiglie (dalle 14 alle 16mila persone) in grave disagio 

L'AQUILA. Arrivano mesti, le mani intirizzite dal freddo, il volto segnato dalle intemperie e dalle preoccupazioni. Dormono poco, spesso in sistemazioni di fortuna. E ciò che cercano non è solo un pezzo di pane o un piatto di minestra calda. Basta un sorriso a illuminare i loro volti, una parola di conforto, un abbraccio. Per tanti aquilani ed extracomunitari, che affollano la Caritas e la mensa di Celestino, sarà un capodanno di dolore, ma anche di rinnovata speranza. Quella che non si arrende, neppure di fronte a difficoltà insormontabili. 4.500 famiglie, tra 14mila e 16mila persone: un esercito di poveri che continua a crescere. Lo sanno bene don Massimiliano De Simone, direttore della Caritas, e padre Quirino Salomone, della mensa celestiniana che, quotidianamente, accolgono a braccia aperte decine e decine di giovani e anziani, padri che hanno perso il lavoro, ragazze madri o vedove in difficoltà. Su tutti aleggia lo spettro di una povertà che avanza, togliendo lavoro e dignità.
POVERTÀ' IN AUMENTO. I due centri di accoglienza Caritas di Pettino e Paganica fanno fatica a contenere i rifugiati. Non solo stranieri. «Distribuiamo ogni giorno pacchi viveri, vestiario, generi di prima necessità», afferma don Massimiliano, «ma contribuiamo anche al pagamento delle bollette, dei mutui e degli affitti, quando le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese e le banche chiudono le porte. Sta cambiando la tipologia di poveri: non più solo stranieri, ma tanti aquilani che vivono un disagio economico e sociale crescente, soprattutto per la perdita del lavoro. Dopo aver dato fondo a tutti i risparmi, si rivolgo a noi per chiedere aiuto e sostentamento».
CAPODANNO DI SPERANZA. Come ogni giorno, anche a Capodanno alla Caritas avverrà la consegna dei pacchi. Qualche dolce in più, libri o giochi per i bambini, come a Natale. E latte, per i più piccoli. «L'Aquila sta diventando una città sempre più povera, ma la speranza non si deve spegnere», afferma don Massimiliano, «è importante mantenere la dignità, non solo nel periodo delle feste, e dare ai poveri la possibilità di un futuro migliore. Nessuno deve girarsi dall'altra parte. A volte basta un sostegno morale per dare conforto e calore. Finite le feste natalizie le luci si spengono, si torna alla vita quotidiana, ma il dramma della povertà resta».
PASTI CALDI. La mensa di Celestino, a San Bernardino, è una fucina di pasti caldi: 300 al giorno, in media. «Stasera, come ogni anno, prepareremo il cenone del 31», dice Pierino Giorgi, direttore della mensa, «nel pomeriggio ci sarà una tombolata per i più piccoli, ma la nostra non è un'azione sporadica, in occasione delle festività. Quotidianamente sforniamo 150 pasti per i rifugiati ospitati nei centri di accoglienza e oltre 120 per i poveri che frequentano la mensa. Sono moltissimi i padri di famiglia che si rivolgono alla nostra struttura per avere generi alimentari e cibi caldi da asporto. Lo fanno in sordina, con tanta umiltà e dignità: famiglie rimaste senza lavoro, con le bollette da pagare e nemmeno un euro in tasca».
CRISTIANI E MUSULMANI. «Tutti sotto lo stesso cielo, senza steccati. Alla Messa di capodanno canteremo il Te Deum, poi gli immigrati musulmani intoneranno un loro canto, per ringraziare i fratelli cristiani». Questo il capodanno di padre Quirino, che invita «a guardarsi negli occhi con rinnovata sensibilità. La fraternità è continuamente minacciata dai risentimenti. È questa la vera povertà».
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