Carcere “abusivo”, il Tar rimanda agli usi civici

L’AQUILA. Ancora tempi lunghi per mettere la parola fine alla vicenda dei terreni di uso civico su cui sorge il carcere delle Costarelle a Preturo. Ieri il Tar, a cui si era rivolta l’amministrazione...
L’AQUILA. Ancora tempi lunghi per mettere la parola fine alla vicenda dei terreni di uso civico su cui sorge il carcere delle Costarelle a Preturo.
Ieri il Tar, a cui si era rivolta l’amministrazione per l’uso civico (Asbuc) di Preturo che da anni chiede la restituzione di quei terreni, “definitivamente pronunciando sul ricorso” ha dichiarato il difetto di giurisdizione “in favore del Commissario per gli usi civici della Regione Abruzzo”. Ma per districarsi e cercare di spiegare come si è arrivati alla sentenza del Tar bisogna fare un passo indietro. Da decenni l’Asbuc di Preturo rivendica la proprietà dei terreni su cui, negli anni Ottanta del secolo scorso, è stato costruito il carcere oggi in gran parte riservato a detenuti in regime di 41 bis. Ci sono state sentenze a vari livelli finché non si è giunti a una decisione definitiva che risale al giugno 2016 quando la Corte d’Appello di Roma, sezione speciale degli usi civici, ha riconosciuto “la natura demaniale civica universale di una parte del terreno”, circa 4 ettari, sul quale ora c’è il carcere. A quel punto è nata un’ulteriore questione: è possibile abbattere il carcere e restituire i terreni com’erano in origine ai cittadini di Preturo? Basta un po’ di buonsenso per capire che bisogna fare una scelta diversa. E per questo sono partite delle interlocuzioni con l’Agenzia del demanio proprietaria del penitenziario. L’Asbuc si è detta disponibile a percorrere la strada dell’indennizzo cercando anche di limitare le pretese. Insomma una offerta di “pace” che eviterebbe la demolizione.
L’Agenzia del demanio avrebbe in sostanza dovuto pagare all’Asbuc i terreni oggetto della controversia e a quel punto sarebbe stato possibile avviare una procedura di cambio di destinazione d’uso e la questione finiva lì. L’Agenzia del demanio ha però fatto capire di non voler tirar fuori i soldi in quanto quei terreni sarebbero stati già pagati, a chi ne rivendicava all’epoca la proprietà (anche se in realtà si trattava solo di occupatori), attraverso gli espropri. Lo Stato rischierebbe di pagare due volte gli stessi terreni. Insomma un intreccio infinito. Resta il fatto che c’è una sentenza definitiva che però di fatto resta sulla carta. Per questo l’Asbuc di Preturo l’anno scorso si è rivolta al Tar chiedendo di imporre l’esecuzione della sentenza: o demolire il carcere o far pagare il Demanio. I giudici ieri si sono pronunciati, ma si sono dichiarati incompetenti a decidere. Competente sarebbe il commissario per gli usi civici della Regione Abruzzo che per primo (novembre 2014) si era espresso a favore dell’Asbuc. Dunque si ricomincia con altre carte bollate e la questione resta irrisolta almeno dal punto di vista della “esecuzione” della sentenza della Corte d’Appello di Roma. (g.p.)
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