Carcere, Nardella: troppi detenuti al 41-bis

3 Febbraio 2020

Il rappresentante della Uil: in 10 anni raddoppiati da 80 a 160. Un carico enorme per la sorveglianza

L’AQUILA. «Il carcere Le Costarelle conta in assoluto il maggior numero di detenuti sottoposti al regime speciale del cosiddetto 41-bis (e non "carcere duro" come erroneamente si identifica questa tipologia di circuito penitenziario) d'Italia».
Lo afferma Mauro Nardella, segretario generale territoriale Uil Pa Polizia penitenziaria e componente della Cst Adriatica Gran Sasso.
«Oggi, rispetto a qualche anno fa, di criminali di elevato spessore ne troviamo ristretti nel carcere del capoluogo il doppio, con tutto ciò che ne consegue in termini di carichi di lavoro. In luogo degli 80 ospitati nel 2010, infatti, da qualche tempo a questa parte all’Aquila non si scende al di sotto dei 160».
«Il tutto a danno di una struttura carceraria che sente tutto il peso di un così notevole sovraccarico di detenuti di questo livello», denuncia Nardella.
Con il radddoppio dei reclusi, il sindacalista sottolinea anche altri aspetti che causano superlavoro: «Sono inevitabilmente aumentate anche le video conferenze; gli ingressi dei familiari impegnati nell'adempimento del diritto ad avere colloqui; le traduzioni in posti diversi e i piantonamenti nei luoghi di cura; l'attività amministrativa in tutti gli uffici. Ovviamente, stante anche e soprattutto per la grossa responsabilità che ne deriva nel gestire persone che molto hanno fatto parlare di sé nell'ambito della criminalità nazionale ed internazionale», sostiene il dirigente della Uil, «questo stato di cose pesa e non poco sulla qualità di vita di tutti gli operatori penitenziari. Il tutto è aggravato dal fatto che, in termini di organici, l'amministrazione non ha risposto in maniera proporzionale all'aumento dei detenuti».
«La Uil chiede quindi, estendendo l'invito a concorrere in questa direzione al garante dei detenuti Gianmarco Cifaldi, che l'amministrazione penitenziaria si faccia carico della situazione difficile che si è creata», conclude Nardella, «provvedendo, più che a raddoppiare il personale di Polizia penitenziaria, a riportare il numero di sottoposti al regime speciale ai valori antecedenti il 2010. Ne vale del mantenimento adeguato degli standard lavorativi e, per quello che più ci riguarda da vicino, della qualità di vita di tutti gli operatori penitenziari».