Caro energia, aumentano le tariffe per utilizzare gli impianti irrigui

Si passa da 0,22 a 0,30 euro al metro cubo. Il Consorzio: «Solo così copriremo le spese di gestione» L’impennata riguarda circa trecento aziende. Lieve risparmio per chi utilizza tecniche innovative
AVEZZANO. L’impennata dei costi energetici ha reso necessario un adeguamento delle tariffe di esercizio degli impianti irrigui da parte del Consorizio di bonifica ovest. Tariffe che passano da 0,22 euro a 0,30 a metro cubo e a 0.27 euro in caso di impiego di tecniche innovative. «La decisione era già prevista nella delibera della Deputazione amministrativa del 3 maggio 2018 sull’adeguamento e l’aggiornamento delle tariffe degli impianti irrigui dei comprensori di Avezzano-Celano e Trasacco-Luco erano state stabilite le tariffe di esercizio degli impianti», spiega Abramo Bonaldi, direttore del Consorzio, «considerato che, con il passare degli anni gli impianti necessitano di maggiori interventi di manutenzione sia ordinaria che straordinaria; che il costo dell’energia, negli ultimi mesi, è cresciuto e sembra perdurare nel tempo, si è ritenuto necessario un adeguamento delle tariffe al fine di tendere al pareggio dei maggiori costi sostenuti. Adeguamento che sarà dello 0,30 euro al metro cubo». Al fine di incentivare sia le tecniche irrigue innovative, che mirano al risparmio di acqua, quali ad esempio l’uso di sistemi a bassa pressione (manichette per distribuzione a goccia o ala piovana), sia lo sfruttamento dell’impianto nelle ore diurne, la tariffa applicata sarà dello 0,27 euro al metro cubo, per le attività irrigue praticate nelle ore comprese tra le 12 e le 20.
AZIENDE
Dai dati forniti dal Consorzio di bonifica, le aziende agricole interessate dall’adeguamento delle tariffe sono circa 300, a fronte delle 5.000 della piana del Fucino. La superficie su cui operano è intorno ai 1.500 ettari. La superficie totale del comprensorio invece è di circa 13.000 ettari. Le aziende che non utilizzano gli impianti irrigui interrati, gestiti dal Consorzio, pompano, per mezzo dei trattori, l’acqua dai canali e tanti anche da pozzi privati. Ovviamente costoro, se vogliono, pagando, possono utilizzare gli impianti interrati. «Il forte aumento del costo energetico», spiega il commissario del Consorzio, Danilo Tarquini, «non ci ha lasciato scelta. Senza un adeguamento delle tariffe, il Consorzio si sarebbe trovato in seria difficoltà nel coprire le spese di gestione».
COLDIRETTI
Il direttore della Coldiretti, Domenico Roselli, dice un secco «no a nuove e ulteriori contribuzioni a carico degli imprenditori agricoli», sollecita il Consorzio «a farsi finalmente pagare da quei soggetti pubblici di cui è creditore» e chiede a tutti i Consorzi «cosa intendano fare, di fronte a questa crisi, per evitare che i loro provvedimenti gravino alla fine sul cibo che i consumatori portano in tavola».
CONFEDERAZIONE AGRICOLTORI
Molto più esplicito è Carmine Contestabile, della Cia, il quale chiede al Consorzio di «farsi pagare i 300mila euro che avanza dall’Arap e i 500mila dal Cam, prima di pensare a nuove contribuzioni da parte degli agricoltori», «che la Regione si impegni ad anticipare le perdite di un’eventuale siccità che ammontano a 450mila euro» e, infine, che i Consorzi «tornino prima possibile in mano agli agricoltori».
CONFAGRICOLTURA
«Gli aumenti», commenta il direttore della Confagricoltura L’Aquila, Stefano Fabrizi, «colpiscono solo gli agricoltori che utilizzano l’acqua di specifici impianti e, come da regolamento, la tariffa deve necessariamente coprire i costi del servizio. Su tale aspetto ne abbiamo parlato nella seduta della Consulta, senza che alcuno dei presenti manifestasse opinione contraria. Purtroppo occorre di nuovo evidenziare la latitanza dell’amministrazione regionale nel sollecitare il completamento del progetto definitivo per la realizzazione dell’impianto irriguo. Gli agricoltori sono sfiduciati e non credono più a questo progetto. Vista l’inerzia politica, molti hanno ripreso la perforazione di nuovi pozzi».
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