Casa dello studente, strappato il manifesto con i nomi delle vittime

Centofanti (Comitato familiari): «Un atto vandalico di chi vuole cancellare i segni della memoria» Della Vigna (avvocato parte civile): «La Regione rifiuta di pagare i risarcimenti dopo la condanna»
L’AQUILA. Indignazione tra i familiari delle vittime della Casa delle studente dopo che, l’altra notte, qualcuno ha tolto il manifesto in via XX Settembre con i nomi degli otto giovani morti sotto le macerie a causa del sisma e degli studenti deceduti in altri siti. Non è il primo atto vandalico di tal genere ma è di certo quello più eclatante.
«Chi ha paura dei ragazzi “assassinati” alla Casa dello studente?», si chiede la portavoce del Comitato dei familiari delle vittime Antonietta Centofanti, «chi ha paura dei simboli che evocano i fatti e la necessità della memoria? Dobbiamo chiedercelo, con orrore e con dolore, dal momento che, per l'ennesima volta, qualcuno ha fatto sparire i segni della memoria. Ora è toccato al manifesto che i familiari delle vittime avevano posto sulla recinzione dell'area che ospitava la Casa. Un manifesto che raccontava quanto accaduto quella terribile notte, che raccontava delle giovani vite spezzate, che invitava a non dimenticare. Chi cerca di cancellare simboli e memoria, per ottusità, cattiveria, egoismo non merita di esistere. Su quella recinzione torneranno parole e simboli, con buona pace di chi ne ha paura e gli appelli alla sicurezza, per proteggere la nuove generazioni. E inviteremo la città a partecipare ad un evento proprio lì, davanti alla Casa dello studente, perché quei ragazzi perduti appartengono a tutti».
La Centofanti precisa che il cartellone di plastica era ben fissato ed è stato divelto volontariamente. Ci sarà una denuncia contro ignoti e verrà chiesto al sindaco di mettere le telecamere. Ieri, intanto, si è tenuta un’udienza per il risarcimento di 11 superstiti del crollo ora affetti da sindrome da stress o da lesioni che non guariscono mai del tutto. In aula c’era anche un giovane di Fermo, R.P. che, quando vide i soccorritori, li invitò ad aiutare prima delle ragazze che erano vicine a lui.
Critica nei confronti della Regione, inoltre, l’avvocato di parte civile, Wania Della Vigna, in quanto l’ente, dopo essere stato condannato a risarcire una delle vittime, si rifiuta di pagare proponendo appello. «La Regione, stando alle motivazioni della Cassazione penale», dice, «ha torto come pure ribadisce la sentenza del tribunale civile. Ma fa finta di nulla nonostante l’ente fosse in possesso da anni della relazione di Abruzzo Engineering, costata milioni, nella quale si indicava la Casa dello studente come uno degli edifici a rischio. Non pagare è una mancanza di rispetto verso le vittime». La sentenza civile è immediatamente esecutiva per cui l’ente prima o poi dovrà pagare. Ma ora si andrà avanti nei giudizi con altre spese legali a carico della comunità con l’esito abbastanza scontato.
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