Casa e terreno del clan passano allo Stato

17 Novembre 2021

Si trovano a Capistrello e rientrano nel patrimonio da 12 milioni confiscato alla famiglia Fasciani originaria della Marsica

CAPISTRELLO. Il clan Fasciani rappresenta «un emblematico esempio di mafia locale». Lo scriveva la Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui, il 29 novembre 2019, confermò l’impianto accusatorio per Carmine Fasciani e la sua famiglia, rendendo definitive le condanne – per oltre 140 anni di reclusione in totale – per una decina di imputati. Adesso arriva anche la confisca definitiva dei beni appartenuti al clan, tra cui figurano una casa e un terreno a Capistrello, paese d’origine dei Fasciani. Beni che diventano patrimonio dello Stato. Il provvedimento conferma le precedenti decisioni adottate dalla Sezione specializzata misure di prevenzione del tribunale di Roma, che, su richiesta della Distrettuale antimafia, aveva disposto dapprima il sequestro, nel 2016, e poi la confisca di primo grado, nel 2018, dell’ingente patrimonio mobiliare, immobiliare e societario riconducibile al sodalizio criminale operante sul litorale romano (Ostia in particolare). Gli accertamenti svolti dalla Finanza erano incentrati sui vertici del clan, gravati da precedenti per fatti di estorsione, usura, traffico di droga e intestazione fittizia di beni, nonché sui membri dei rispettivi nuclei familiari. Dalle indagini, è emerso che i rilevanti investimenti effettuati nel tempo – tra cui un noto stabilimento balneare e varie imprese attive nel settore dei prodotti da forno – non trovavano copertura coi modesti redditi dichiarati. È stato inoltre rilevato come, dopo i primi provvedimenti giudiziari emessi nei confronti dei Fasciani, fosse stato adottato un complesso e articolato reticolo societario per schermare la riconducibilità delle attività commerciali dietro persone di fiducia, che fungevano, però, da compiacenti prestanome. Al termine dell’intero iter processuale, è stata quindi disposta, sulla base della normativa prevista dal Codice antimafia, il definitivo passaggio del patrimonio allo Stato: sette società e una ditta individuale, operanti per lo più a Ostia nella gestione di forni, bar, ristoranti e stabilimenti balneari, e 12 immobili, tra appartamenti e locali commerciali sempre a Ostia e, appunto, la casa e un terreno nel paese della Valle Roveto, nonché disponibilità finanziarie su rapporti bancari e postali.