Casa occupata, parla la rom: sono entrata solo per necessità

22 Marzo 2016

Appartamento abitato illegalmente in via Mattarella, parla l’inquilina madre di una bimba: «Ho voluto dare una sistemazione a mia figlia, non sono un animale anche se nessuno mi crede»

AVEZZANO. La vicenda della casa occupata dai rom ma assegnata a una famiglia di Avezzano divide l’opinione pubblica e fa emergere tante lacune dal punto di vista normativo. Dopo il blitz di Forza Nuova, che ha tentato invano di liberare l’abitazione, e in vista dell’arrivo del leader della Lega, Matteo Salvini, previsto per domani pomeriggio, a parlare è la ragazza rom di 24 anni che ha occupato l’appartamento con la figlioletta di 6 mesi. Appartamento della famiglia di Gianni Di Marco, moglie marocchina di nazionalità italiana, e tre figli di cui due minorenni, che in realtà avrebbero la disponibilità di alloggi alternativi, addirittura di una casa in Marocco. Affermazioni sempre contestate dalla famiglia marsicana, che ora vive in un albergo provvisoriamente a spese del Comune.

Quale è stata la molla che l’ha spinta a decidere di occupare una casa già assegnata ad altri?

«Tutto è cominciato quando sono rimasta sola, con la mia bambina di sei mesi».

Come è accaduto?

«Io e il mio compagno ci siamo separati e io non sapevo più dove andare. Avevo bisogno di questa casa visto che il tempo passava e io ero senza un alloggio».

Nel frattempo come è andata avanti?

«All’inizio mi hanno ospitato delle zie, dei parenti, ma non poteva durare ancora questa situazione».

Come è avvenuta, quindi, l’occupazione della casa?

«Sapevo che a casa non c’era mai stata la famiglia Di Marco, e la signora ha anche casa in Marocco. Così abbiamo preso la decisione di entrare. La porta era stata già rotta perché alcuni marocchini avevano già provato a entrare proprio perché convinti che la casa non fosse mai stata abitata veramente. All’interno c’erano anche dei prodotti alimentari scaduti da tempo».

Gli altri inquilini del condominio sono tutti in regola?

«Qui la palazzina è piena di marocchini e pakistani. Un appartamento è stato occupato da una marocchina e da una pakistana insieme, ma nessuno li ha buttati fuori però, né ci sono state lamentele. Ma in realtà di abusivi non ce ne sono molti. Sono una piccola parte».

Come sta vivendo questa situazione?

«Noi non ce la facciamo più, siamo stanchi di essere chiamati in continuazione da giornalisti, dalle televisioni nazionali, dai giornali, e non rispondiamo neanche più al telefono. Vogliamo essere lasciati in pace».

Lei si sente nel giusto? Non ha nessun rimorso per quello che ha fatto?

«No, io la casa non l’ho tolta a nessuno, non sono un animale e non mi sono fatta mai scudo di una neonata come tutti pensano. Ho cercato solo di dare una casa a mia figlia senza privarne altre persone. Nessuno mi crede, ma le cose stanno così».

Cosa si sente di dire alle istituzioni riguardo alla sua situazione?

«Confido nella giustizia affinché la verità venga fuori, affinché venga chiarito se queste persone avevano veramente bisogno di questa casa oppure no, e se ne hanno bisogno più o meno di me».

Pietro Guida

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