Casa studente, chiesto maxi-risarcimento

I familiari di uno degli otto giovani deceduti sotto le macerie citano Regione e Azienda per il diritto agli studi per 2 milioni
L’AQUILA. La Casa dello studente non cessa di essere al centro delle tante cause risarcitorie scaturite dal crollo causato dal sisma del 2009. Ieri mattina i familiari di Davide Centofanti, giovane deceduto sotto le macerie della struttura, ovvero la madre, la sorella e la zia, Antonietta Centofanti, portavoce del comitato parenti delle vittime del terremoto, sono comparsi davanti al giudice del tribunale Monica Croci. Era prevista, infatti, la prima udienza della controversia finalizzata a ottenere il risarcimento dei danni poggiata sul fatto che la Casa dello studente aveva gravi criticità costruttive. Nessuna sentenza restituirà il ragazzo alla famiglia, ma un ipotetico buon esito della controversia renderebbe giustizia a chi non c’è più e ai familiari. Il crollo, del resto, si poteva evitare come hanno certificato i periti nelle varie inchieste penali. Sul banco degli “imputati” ci sono la Regione e l’Azienda per il diritto agli studi universitari che, a loro volta, hanno chiamato il causa le assicurazioni; citati anche l’azienda Angelini, ex proprietaria dell’immobile, l’Ateneo e il ministero dell’Istruzione che sembrano, però, al di fuori da responsabilità. Citati, ovviamente, anche i quattro condannati in via definitiva (tre tecnici e un amministrativo dell’Adsu responsabile del collaudo) che, a vario titolo, si occuparono dei restauri della struttura una quindicina di anni fa. Va precisato che l’edificio fu realizzato negli anni ’60 – per conto dell’imprenditore farmaceutico Igino Angelini – venduto alla Regione negli anni ’80, e poi gestito dall’Adsu.
Secondo alcuni, però, tra i responsabili, sia in sede civile che penale, ci sarebbero dovuti essere anche altri: Abruzzo Engineering, infatti, nel rapporto noto già prima del sisma, inserì la struttura tra quelle a rischio in caso di terremoto, ma si fece finta di niente: per quelle omissioni, nessuno fu mai inquisito. Una prima inchiesta fu subito archiviata. Poi, in tempi abbastanza recenti, è stata archiviata una nuova denuncia, presentata dall’avvocato Simona Giannangeli, forse meritevole di altri approfondimenti. La richiesta complessiva, avanzata tramite gli avvocati Wania Della Vigna e Guido De Luca del Foro di Teramo, per questa vicenda ammonta a 2 milioni e 300mila euro.
Centofanti, portavoce del Comitato familiari delle vittime, ha espresso il disappunto per il fatto che «a dieci anni dal sisma siamo ancora costretti a chiedere giustizia nelle aule dei tribunali». Si torna in aula il 7 giugno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

