Casalesi all’Aquila, l’accusa di Valentini

29 Giugno 2014

L’avvocato: sono mancati i controlli degli enti e Cialente ignorò la mia proposta di un ufficio per il lavoro nei cantieri

L’AQUILA. «Ciò che desta assoluta meraviglia, ove le ipotesi di reato trovassero conferma, è l’assoluta carenza delle strutture intermedie. Mi riferisco in particolare al Comune, alla Provincia e alla Regione nonché ai vari uffici provinciali e strutture di riferimento».

La denuncia di «non aver controllato il fenomeno nella fase della prevenzione» è del presidente dell’associazione «Insieme», l’avvocato Antonio Valentini, commentando quanto emerso dall’inchiesta «Dirty Job», in particolare il fatto che nei cantieri della ricostruzione privata vengano impegnati lavoratori da fuori regione, soprattutto provenienti dalla Campania, a discapito di quelli aquilani e del cratere del terremoto.

L’inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila ha portato all’arresto di sette imprenditori impegnati nella ricostruzione privata con l’accusa di «contiguità al clan dei Casalesi»: le indagini hanno evidenziato che ai lavoratori veniva chiesto con metodi mafiosi di consegnare al datore di lavoro il 50% dello stipendio.

«La mancanza dei sopracitati livelli intermedi ha fatto sì», ha spiegato Valentini, «che gli aquilani non siano stati inseriti nei circuiti lavorativi anche, e non solo, di modesto livello e di ciò la gratitudine va ovviamente ai nostri amministratori, come dire che gli aquilani oltre che desaparecidos sono anche descamisados».

Valentini, nella sua denuncia, fa nomi e cognomi: «Subito dopo il terremoto proposi agli amministratori, tra cui l’attuale sindaco, la creazione di una struttura tipo “Abruzzo Lavoro” da denominare, appunto, “L’Aquila Lavoro”, indicando anche la persona in grado di dirigerla», ha continuato l’avvocato Valentini, il quale ha sottolineato di non aver avuto nessun riscontro in tal senso.

«Il linguaggio da me adoperato fu talmente astruso», aggiunge, «da non meritare neanche una risposta nonostante che la persona indicata, oltre che essere al di sopra di ogni sospetto, e certamente capace», ha concluso, «avesse già accumulato esperienza al riguardo».

Va ricordato che l’avvocato Valentini dette l’avvio al procedimento contro la commissione Grandi Rischi presentando una denuncia che poi portò alla condanna dei sette componenti della commissione.

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