Case fantasma, addio alla vacanza
Rivisondoli, truffate due coppie che avevano versato caparre: 4 denunce
RIVISONDOLI. Affittano su internet la casa per le ferie e versano una caparra di 300 euro. Ma quando all’appuntamento fissato per la consegna delle chiavi non si presenta nessuno capiscono di essere stati truffati. È successo a due coppie di Casoli, nel Frentano, raggirate da quattro napoletani che su un sito dedicato alle case per le vacanze avevano messo l’annuncio riguardante un appartamento da affittare a Rivisondoli, al prezzo di 600 euro la settimana. I carabinieri, dopo una serie di verifiche e accertamenti, sono riusciti però a identificare 4 napoletani, un’anziana di 81 anni e tre uomini rispettivamente di 29, 44 e 45 anni, che sono stati denunciati in stato di libertà con l’accusa di truffa. Sono ora in corso ulteriori indagini, con la collaborazione dei carabinieri campani, per comprendere l’entità del fenomeno e accertare se i denunciati si sono resi responsabili di analoghe truffe nella zona. Come accade spesso in questi casi la truffa era stata ben architettata. Nell’inserzione pubblicitaria era stato indicato un numero di cellulare da contattare, al quale rispondeva una voce femminile disponibile a fornire, a chi fosse interessato, tutte le indicazioni necessarie. Ma per bloccare l’appartamento e assicurarsi una settimana di soggiorno nel bel centro montano delle Cinquemiglia era necessario versare subito una caparra di 300 euro su una carta prepagata. Cosa che le due coppie di 23enni hanno subito fatto. Effettuato però il pagamento è scattata la truffa. I 4 giovani, partiti alla volta di Rivisondoli, si sono subito accorti che qualcosa non quadrava. All’appuntamento, fissato nella piazza del paese, non si è presentato nessuno e al numero di telefono fino ad allora contattato la voce femminile, tanto cordiale, non rispondeva più. Alle due coppie è bastato poco per rendersi subito conto che l’appartamento da loro affittato era inesistente e le persone che abitavano alla via e numero civico indicati nell’inserzione non ne sapevano nulla. Allora l’unica cosa da fare è stata quella di sporgere denuncia dai carabinieri e riprogrammare le ferie.
Massimiliano Lavillotti
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