Case ricostruite ma vuote In via Svizzera solo degrado

Nella palazzina del complesso dei “201 appartamenti” vive una sola famiglia Le altre hanno ceduto la proprietà al Comune. E la zona è diventata terra di nessuno
L’AQUILA. Su via Svizzera, a Pettino, c’è un grande caseggiato che fa parte del complesso residenziale noto con il nome “201 appartamenti”. Prima del terremoto ci abitavano una quarantina di famiglie. Oggi, a oltre due anni dalla riconsegna delle palazzine – abbattute e poi ricostruite con colori pastello e tetti a onda – ne è rimasta solo una. Gli altri proprietari, al termine di un iter abbastanza travagliato, hanno deciso di vendere, approfittando della possibilità dell’acquisto equivalente, il meccanismo che ha consentito a chi, con il sisma, aveva perso la prima casa, di comprarne un’altra, in città o anche fuori, cedendo al Comune la propria. Lo stesso è accaduto anche per altri alloggi del complesso.
Dei “vecchi” 201 appartamenti, quelli venduti tramite sostituzione edilizia sono ben 77, quasi il 40%. Ad oggi, sono ancora tutti disabitati. «Vivo qui con i miei due figli. Non è facile perché questa zona ormai è diventata terra di nessuno», racconta l’unica inquilina residente in via Svizzera. «Appena rientrata ho subito un furto, spesso ci sono incursioni notturne. Ho sollevato il problema ai carabinieri e al Comune per chiedere che vengano messe almeno delle telecamere di sorveglianza».
I segni dell’abbandono si vedono soprattutto nell’ultima palazzina del blocco. Il portone è stato forzato e aperto. L’androne è un tappeto di cartacce, bottiglie di birra vuote e rifiuti di ogni genere. Le cassette della posta sono state divelte, così come le maschere dei contatori dell’elettricità. Qualcuno si è portato via anche le plafoniere delle luci delle scale mentre l’ultimo piano è stato letteralmente invaso dai piccioni.
Il caso dei 201 appartamenti non è isolato ma certamente emblematico. Sono oltre 600, infatti, le case dell’acquisto equivalente di cui il Comune è divenuto proprietario. Un patrimonio enorme, un altro lascito del terremoto che si aggiunge al Progetto Case e ai Map e che rischia di diventare, proprio come questi ultimi, un buco nero mangia soldi, se non si troverà un modo per dargli una nuova vita, senza al contempo svenderlo o renderlo facile preda di speculazioni immobiliari.
«Siamo consapevoli del problema», osserva l’assessore alla valorizzazione del Patrimonio Fausta Bergamotto. «Il Comune dell’Aquila detiene uno dei più grandi patrimoni immobiliari d’Italia, la metà di quello che Cassa depositi e prestiti possiede in tutto il Paese».
La giunta sta vagliando alcune soluzioni. Per quanto riguarda i 201 appartamenti, per esempio, una parte di quelli vuoti dovrebbe essere data in comodato d’uso gratuito al costituendo collegio di merito “Ferdinando D’Aragona” mentre per altri il Comune è a un passo dal concludere un accordo con l’Ater per la permuta con il sedime dove sorgono le case popolari di Santa Maria di Farfa, che saranno abbattute per far spazio a un belvedere. Quanto al resto, a breve dovrebbe essere approvata una delibera contenente una manifestazione di interesse che servirà a sondare il terreno e a capire che appetibilità hanno questi appartamenti sul mercato. Se all’avviso risponderà qualcuno, il Comune avvierà le trattative per la vendita, che in ogni caso, assicura la giunta, sarà fatta tenendo conto non dei prezzi attuali ma di quelli vigenti al 31 dicembre 2008.
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