Case vuote e diroccate rifatte coi soldi pubblici

28 Novembre 2014

Indagine sull’assegnazione di contributi per un vetusto edificio di Pettino Accertamenti sull’effettiva residenza negli immobili e su affitti non registrati

L’AQUILA. Edifici cadenti oppure disabitati al momento del terremoto che, come d’incanto, vanno giù e risorgono in un batter d’occhio nuovi di zecca. Cemento armato e tetti di legno. Ricostruiti con fondi pubblici.

C’è un nuovo fronte nella già ricca casistica delle anomalie post-sisma finite nel mirino della Procura della Repubblica. Stavolta è stato scoperchiato un altro pentolone. Si tratta di un’indagine molto complessa – che è ancora in corso – e che potrebbe portare a sviluppi clamorosi nei prossimi giorni. A occuparsi degli accertamenti ad ampio spettro sono gli uomini del neonato Nucleo di polizia edilizia – finora mai esistito in città – che il colonnello Ernesto Grippo, comandante della polizia municipale, ha fortemente voluto per infrenare i tanti, troppi abusi che hanno caratterizzato sia la fase immediatamente post-emergenziale sia quella della cosiddetta normalità. Nelle more della riscrittura delle norme urbanistiche – piani regolatori generali compresi – s’inizia dal basso, cioè dall’individuazione delle singole irregolarità. Ogni violazione non viene perseguita soltanto a livello amministrativo, da un generico servizio ispettivo di controllo, ma i vigili – opportunamente formati – esercitano la loro attività di polizia giudiziaria segnalando alla Procura gli aspetti di rilevanza penale che dovessero emergere.

Uno dei casi finiti sotto esame è stato riscontrato a Pettino, un altro nella zona Est della città. Per risalire alla genesi della ristrutturazione di uno degli immobili «attenzionati», di proprietà di una nota famiglia di professionisti aquilani, sono state effettuate, nei giorni scorsi, alcune acquisizioni di atti all’interno degli uffici comunali della ricostruzione. Questo al fine sia di ripercorrere la storia dell’edificio sia di tracciare tutti i passaggi, e quindi i soggetti che, a vario titolo, hanno messo le mani sulle pratiche che scottano. Accertamento indispensabile per verificare chi, oltre a chi ha firmato la richiesta di contributo – in uno dei casi sotto esame pari a una cifra di poco inferiore al mezzo milione di euro – dev’essere iscritto nel registro degli indagati.

Del resto, per accedere al contributo pubblico di ricostruzione l’edificio non dev’essere collabente (cioè cadente, in rovina) né fatiscente, come chiarito più volte dagli uffici tecnici. L’altro elemento-chiave è quello della residenza. Accertamenti ulteriori sono stati avviati anche per verificare chi – e a che titolo – abitava negli immobili per i quali è stato chiesto il contributo pubblico. In alcuni casi, infatti, sono state acquisite informazioni su eventuali rapporti di locazione non registrati. Per uno dei contributi «sospetti» il Comune ha già aperto un’istruttoria interna chiedendo chiarimenti alla parte interessata. In nessun caso i lavori sono stati fermati.

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