«Casetta post-sisma da demolire»

Niente concessione edilizia, il Tar dà ragione al Comune
L’AQUILA. Devono essere demolite le “casette” realizzate dopo il terremoto, se il proprietario non ha perso l’abitazione principale a causa del sisma. È il senso di una sentenza del Tar Abruzzo (foto) che va a normare, parzialmente, il caos delle costruzioni realizzate senza alcuna concessione edilizia, ma sulla base della speciale normativa emergenziale emanata nel 2009. La sezione aquilana del Tar ha respinto il ricorso presentato da A.L.P., che chiedeva l’annullamento dell’ordinanza con la quale il dirigente del settore Ispettorato urbanistico del Comune ha imposto la demolizione del fabbricato, realizzato con struttura portante in cemento. Il 6 aprile del 2009 la donna viveva in un appartamento preso in affitto. A luglio aveva risolto volontariamente il contratto di locazione per costruire un manufatto a tre piani di pianta rettangolare con superficie di 11 metri per 9. Come ha rimarcato il Comune dell’Aquila, l’indisponibilità dell’abitazione principale, dunque, sarebbe derivata non dall’evento sismico, ma da una circostanza successiva a esso, e consistente nella volontaria risoluzione del contratto di locazione. La ricorrente ha contestato questo presupposto, deducendo che la realizzazione dell’edificio sarebbe consentita dalla normativa che avrebbe ammesso la realizzazione di manufatti temporanei. I giudici non hanno condiviso questa tesi, accogliendo al contrario quella sostenuta dal Comune. Il fatto che la donna abbia «volontariamente dismesso l’alloggio che occupava, ha fatto venir meno», scrivono, «il collegamento con l’immobile che garantiva l’applicabilità della normativa emergenziale, sicché l’istallazione di manufatti non può che essere consentita secondo le ordinarie disposizioni. Ritenere il contrario comporterebbe la legittimazione di costruzioni in deroga alla normativa urbanistica».
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