Casini: «Discriminazioni sugli aiuti alle imprese»

Il sindaco: Valle Peligna penalizzata, servivano differenti criteri di ripartizione Fa discutere l’emendamento che dà priorità alle imprese nelle zone rosse
SULMONA. La Valle Peligna sarà tra le zone più penalizzate dal fondo per i sostegni alle imprese deciso dalla Regione Abruzzo. A denunciarlo sono i rappresentanti istituzionali del territorio e le associazioni di categoria. Il provvedimento regionale prevede un fondo di 10 milioni di euro per aiuti alle imprese della ristorazione e alle strutture ricettivo-turistico-alberghiere. Nell’ultimo consiglio regionale, tra i beneficiari del fondo sono stati aggiunti gli imprenditori che hanno subìto le restrizioni previste per le zone rosse regionali. «Le restrizioni ci sono state ovunque», ha commentato il sindaco Annamaria Casini, «al di là della zona rossa o di quella arancione. Il panorama di danni subiti dalle diverse categorie delle aree interne sono pesanti. La Regione, per la distribuzione dei fondi, doveva individuare altri tipi di criteri, magari legati al reddito, alla tipologia di impresa, ma anche all’attività svolta o non svolta. Ovviamente si rischia di aver fatto una manovra che va favore di un territorio piuttosto che di un altro, come purtroppo di frequente accade».
Critica con la decisione della Regione anche la consigliera regionale Marianna Scoccia. «È un prestito a fondo perduto, da restituire con interessi zero e con una durata di 5 anni e un pre-ammortamento di 24 mesi, quanto prevede la legge approvata in consiglio regionale, per aiuti alle imprese, in conseguenza dell’emergenza pandemia», ha precisato Scoccia, «sicuramente una boccata d’ossigeno, seppur minima, per le imprese che hanno pagato il prezzo più alto di questa pandemia. Purtroppo però la maggioranza ha presentato un emendamento con il quale si darà priorità alle imprese che hanno subito restrizioni previste per le zone rosse per effetto delle ordinanze del presidente della Regione. È evidente che per questa maggioranza le imprese non sono tutte uguali».
Anche le associazioni di categoria hanno alzato la voce visto che il provvedimento non terrebbe conto di altri fattori, come la situazione delle attività delle aree montane.
«È un’azione anomala», ha spiegato Pietro Leonarduzzi di Confesercenti, «perché anche se eravamo in zona arancione le attività non hanno lavorato. Non c’è stato un flusso turistico, era tutto fermo. Per non parlare poi dell’area montana della nostra zona che non potrà beneficiare neanche della riapertura perché è ancora troppo freddo per mettere i tavoli all’aperto. Invitiamo il presidente Marsilio a rivedere quanto prima questo provvedimento e di sostenere tutto l’Abruzzo che ha sofferto non poco in questo periodo».
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