Caso Gielle, un tesoretto per il Comune

31 Marzo 2018

La Cassazione mette la parola fine a un contenzioso lungo 33 anni: la società deve sborsare un milione

AVEZZANO. Il Comune di Avezzano deve avere più di un milione di euro dalla Gielle, ex fabbrica del legno. Un tesoretto per le casse dell’amministrazione che arriva al termine di una controversia giudiziaria lunga 33 anni. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la revocazione della precedente sentenza della stessa Suprema corte e ha messo la “pietra tombale” sulla vicenda, accogliendo le tesi difensive dei legali comunali, Giampiero Nicoli e Stefano Recchioni.
La controversia ha visto contrapposti il Comune di Avezzano, nelle amministrazioni che si sono succedute negli anni, e la Gielle sas. I fatti risalgono al 1985, quando alla guida della città c’era Sergio Cataldi e l’allora Ente Fucino, con rogito notarile, aveva ceduto al Comune alcuni beni in uso alla Gielle – capannoni e terreni circostanti che si trovano a Borgo via Nuova – con l’impegno di riconoscere alla stessa migliorie per 950 milioni di vecchie lire. Dopo una lunga serie di contenziosi, la Corte d’Appello dell’Aquila, con una sentenza dell’aprile 2013, aveva condannato il Comune di Avezzano a pagare circa 806mila euro di danni. Sentenza fin dall’inizio contestata dall’allora amministrazione guidata da Gianni Di Pangrazio, che aveva promesso battaglia contro «un provvedimento assurdo», come l’aveva definito Di Pangrazio, «che per una serie di incredibili vicissitudini e leggerezze interpretative, a distanza di anni si abbatte sulle casse del Comune e, quindi, sulle tasche dei cittadini». Le contromosse erano state affidate al collegio difensivo del municipio coordinato dall’avvocato Nicoli, affiancato dai professori Recchioni e Stefano D’Andrea. Tra le azioni che erano state messe in atto dal Comune, l’impugnazione degli atti dell’allora Carispaq che, malgrado il diniego dell’Ente, aveva effettuato il «pagamento improprio» alla Gielle. Tanto che il consiglio comunale, sempre nel 2013, aveva dichiarato non riconoscibile la legittimità del debito fuori bilancio, e aveva dato mandato alla giunta di «intraprendere le necessarie misure al fine di tutelare gli interessi del Comune nei confronti della banca e di inviare gli atti alla Procura della Corte dei conti».
La Cassazione ha quindi annullato le sentenze del tribunale di Avezzano e della Corte d’Appello dell’Aquila stabilendo che i diritti vantati dalla Gielle nei confronti del Comune di Avezzano erano inesistenti. (r.rs.)
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