Cassintegrazione o più sicurezza Così le fabbriche si adeguano

20 Marzo 2020

Stop per Hydro, Kromoss e Assut Europe. Gallotti (Uilm): «Se ne potrebbero aggiungere delle altre» Fiamm scagliona gli ingressi. I sindacati chiedono di dimezzare la produzione di LFoundry

AVEZZANO. L’emergenza coronavirus rallenta la produzione e molte aziende della Marsica ricorrono alla cassa integrazione. Le restrizioni imposte dal decreto Conte, e il blocco dei mercati, hanno portato alcune realtà del territorio a ricorrere agli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti e altre a riorganizzare il lavoro con ingressi scaglionati e misurazione della temperatura agli operai.
AMMORTIZZATORI SOCIALI. Fino a nove settimane di cassa integrazione sono state richieste dalle aziende del territorio per far fronte all’emergenza Covid-19. La Hydro di Aielli, azienda che produce profilati di alluminio, da ieri e fino al 28 marzo, ha mandato i 73 dipendenti a casa con ammortizzatori sociali per tutti. Cassa integrazione anche per i 170 operai della Kromoss di Aielli, specializzata nella lavorazione dell’alluminio, da ieri fino a giovedì della prossima settimana. Nove settimane di ammortizzatori sono stati chiesti invece dalla Assut Europe spa di Magliano de’ Marsi, dove vengono prodotte suture chirurgiche di alta qualità. I 110 lavoratori sono stati costretti a rallentare la produzione per assenza di materie prime e da lunedì saranno in cassa. «Fino a oggi sono tre le aziende marsicane che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione», ha precisato Angelo Gallotti, segretario Uilm-Uil, «ma non escludiamo che nelle prossime settimane ce ne possano essere altre».
MA C’È CHI VA AVANTI. In diverse aziende la produzione non si ferma. La Fiamm-Siapra ha imposto ai suoi 400 dipendenti impegnati nella realizzazione delle batterie da auto e industriali dei turni alternati con 20 minuti di stacco tra l’uno e l’altro per fare in modo che non vi siano assembramenti, misurazione della temperatura e igienizzazione all’ingresso. I 230 operai della Saes, che crea componentistica per alta tecnologia, ogni mattina all’ingresso si sottopongono a un controllo effettuato da personale specializzato, mentre la Micron, centro di ricerca e sviluppo, ha incentivato lo smart working tra i suoi dipendenti (è stata la prima azienda nella Marsica, già da anni, ad agevolare il lavoro da casa). La Smc di Carsoli, dove vengono realizzati cilindri per l’industria, ha strutturato il lavoro dei 70 dipendenti su due turni per non creare assembramento. «La maggior parte delle aziende», ha precisato Antonello Tangredi, segretario Fim-Cisl, «si è adeguata alla normativa attivando i protocolli di sicurezza per la tutela dei lavoratori. Si tratta di una situazione in evoluzione e non è escluso che ci saranno dei cambiamenti».
IL CASO LFOUNDRY. Alla LFoundry circa 400 dipendenti stanno lavorando da casa, mentre i restanti mille sono impegnati in azienda, con tutte le misure di sicurezza del caso, e continuano a realizzare di memorie volatili. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro con l’azienda per rivedere l’assetto del lavoro, puntando a una riduzione del 50 per cento del personale nell’area produttiva. I sindacati minacciano uno sciopero in caso di mancata convocazione.
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