Castel del Monte, ancora 500 case inagibiliTutto puntellato il centro storico di Carapelle

24 Marzo 2011

Il centro montano cerca il rilancio con Clooney e la riscoperta della lana. A Carapelle, nel paese secondo paese più piccolo d'Abruzzo, i danni più gravi

CASTEL DEL MONTE. Clooney e la riscoperta dell'arte della lana. In attesa di rimettere in piedi la torre campanaria di San Marco, a Castel del Monte, estremo lembo del cratere sismico, si punta tutto sul turismo. Il sindaco Luciano Mucciante confida sul ritorno d'immagine del film «The American», girato qui, per riattivare la macchina del turismo che il terremoto ha fermato, oltre a tutto il resto. «Abbiamo perso 1500 persone che tornavano sempre d'estate», sospira il sindaco.

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Anche la sede comunale è inagibile. È stata classificata E. Non sarà demolita ma serviranno lavori seri di adeguamento. «Un consolidamento da 2,4 milioni», spiega Mucciante, «che dovrà tenere conto anche del grande serbatoio comunale destinato a diventare un luogo per mostre e punto informativo. Per rifarlo aspettiamo il decreto di Chiodi che dovrà finanziare un'opera in ogni Comune. Ci sono anche 4 chiese inagibili, oltre alla torre campanaria della chiesa di San Marco che sarà ristrutturata grazie ai fondi dell'8 per mille di competenza statale. È il nostro simbolo, è importantissimo riaverla com'era prima. Ci sono 425mila euro per la chiesa e 900mila per la torre che sarà visitabile con una scalinata fino alla sommità, da dove c'è una vista dal Sirente alla Maiella fino al mare. C'è già un accordo con la Curia. Per il centro storico contiamo di chiudere a giorni l'accordo con le Università di Padova, Roma La Sapienza e il Cnr. Faranno loro il piano di ricostruzione. Abbiamo avuto 500 case inagibili, una cinquantina quelle classificate E. Finora sono partiti soltanto i lavori fuori dal centro storico e dal vincolo della perimetrazione. Quando avremo il piano partiremo anche col centro storico dove le case hanno retto abbastanza bene anche perché sono state correttamente ristrutturate nel corso degli anni e mai abbandonate al degrado. I tempi si stanno allungando, è vero. La gente comincia a rumoreggiare perché non può tornare a trascorrere l'estate da noi. Ma è anche vero che ci sono ancora molti aspetti normativi da chiarire, come il discorso delle seconde case. Abbiamo disegnato due ambiti, quello centrale e quello limitrofo. Contiamo molto sulla possibilità di scorporare alcuni aggregati dal piano generale. Dove possibile, si deve cominciare subito. Dobbiamo salvaguardare anche una cinquantina di attività commerciali e artigianali, 8 ristoranti, 4 bed and breakfast e un albergo, con una ventina di imprese edili locali. Per tutto questo dobbiamo puntare sul turismo. Con la Forestale e il Parco abbiamo un progetto pilota sulla valorizzazione della lana. Nel centro pilota per la gestione della biodiversità, che dà lavoro a 8 persone, attraverso la selezione delle specie ovine, si realizzeranno sia il progetto museale sia quello sperimentale sulla lana che punta a realizzare qui anche il prodotto finito».

CARAPELLE. Ci sarà, invece, un bando per il piano di ricostruzione di Carapelle Calvisio, 96 abitanti. Il sindaco Domenico Di Cesare, mentre apre i cancelli del centro storico tutto transennato e con crolli gravi, specialmente nella parte più bassa, spiega che quella di affidarsi alle università e al Cnr insieme a tutti gli altri Comuni dell'area omogenea forse non è una buona idea «e non ci fa nemmeno risparmiare né soldi né tempo». Allora, ci sarà una gara. Intanto, il secondo Comune più piccolo dell'Abruzzo dopo Montelapiano mostra intatte tutte le ferite inferte dal sisma. Dalle volte crollate di palazzo Piccioli alle case collassate in via Enrico Toti (ancora ingombra di macerie) da dove alcuni residenti sono usciti vivi per miracolo, alla piazzetta centrale dove ogni anno si teneva la festa messicana con migliaia di persone e che oggi è deserta. La redazione mobile del Centro incrocia lo scuolabus. La giovane universitaria Roberta conferma che «il terremoto ha dato un duro colpo al paese. «Ora stanno quasi tutti nei 12 Map, gira poca gente e il futuro è incerto».

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