Catene davanti alle case, è protesta

I residenti: «La società proprietaria chiude i varchi». L’imprenditore Piccone: «Ragioni di sicurezza, Comune assente»
AVEZZANO. Arrivano le catene davanti agli ingressi delle abitazioni che si trovano lungo l’ex ferrovia del nucleo industriale, un tracciato di quattro chilometri e 300 metri che taglia in due la città. Sono 112 i confinanti, molti di più i lotti che la società Rivalutazioni Trara dell’imprenditore Ermanno Piccone ha messo in vendita nel 2016 (la stessa è proprietaria dell’ex zuccherificio).
Da due anni è in corso un dibattito sul futuro della ferrovia dove un tempo passava il trenino che riforniva le fabbriche. Diverse associazioni, tra le quali l’Archeoclub, avevano sollecitato interventi per fare in modo che l’area di risulta rimanesse alla città. Il Comune, con l’ex sindaco Gianni Di Pangrazio, aveva garantito soluzioni. Altrettanto aveva fatto l’attuale primo cittadino Gabriele De Angelis in campagna elettorale.
Da mesi sono arrivate delle recinzioni con divieti lungo i binari e adesso è stato deciso di mettere le catene anche davanti agli ingressi di case e pertinenze varie. Catene rimovibili, certo, che però hanno fatto insorgere gli abitanti. «Ci chiudono dentro alle nostre case, anche noi che da 55 anni viviamo qui», sbotta Giuseppina Lombardi, residente in via Paganini. «La strada è stretta e trafficata», aggiunge la donna, circondata da altri residenti che appoggiano la sua battaglia, «già abbiamo difficoltà con i parcheggi, rischiamo di diventare prigionieri in casa. Durante la campagna elettorale ci hanno fatto promesse. Il Comune aveva assicurato che sarebbe rimasto libero il passaggio davanti alle proprietà. Quando abbiamo realizzato le case, molti di noi hanno dovuto chiedere l’autorizzazione a Torlonia, adesso Piccone mette le catene. Qualcuno deve intervenire per porre un rimedio a questa situazione».
L’imprenditore Ermanno Piccone tira dritto per la sua strada. «Vista l’assenza del Comune, col quale non si riesce a dialogare», sostiene Piccone, «abbiamo deciso di intervenire per ragioni di sicurezza. Siamo costretti a recintare, ma daremo le chiavi per poter entrare e uscire liberamente. Sono convinto che questa vicenda finirà davanti a un giudice e questi stabilirà il da farsi. Ribadisco che tutti i lotti sono in vendita e tre contratti già sono stati fatti. Al Comune era stata data la priorità, ma non posso continuare a rimetterci soldi».
L’area si estende per complessivi 33mila metri quadri. Piccone aveva fatto fare due perizie, una dallo studio Ranalletta e l’altro dalla società Sangritana: il costo dei terreni si attesta sui 2,8 milioni, tenendo conto dei valori di mercato nella città di Avezzano e del fatto che i binari passano anche in zone centrali. Piccone, inoltre, si era detto pronto allo smaltimento di binari e traversine, calcolando il recupero di 50mila quintali di ferro.
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