Catene e “slitte” per ancorare i palazzi

20 Gennaio 2015

Ecco una panoramica delle tecniche anti-terremoto nella costruzione degli edifici antichi

L’AQUILA. Tecniche antisismiche innovative per l’epoca hanno fatto in modo che gli storici palazzi del centro, risalenti in gran parte al 1700 e successivi al terremoto del 1703, abbiano saputo rispondere, seppur con difficoltà, alla scossa distruttiva del 2009. Se certamente non conoscevano isolatori e reti antiribaltamento, infatti, ingegneri e architetti dell’epoca sapevano utilizzare non pochi sistemi per contrastare il terremoto: slitte, catene lignee, pareti alla beneventana e rue, tra i più in voga, come hanno dimostrato i lavori all’interno degli storici palazzi del centro. Il materiale preferito era già allora il legno. «Dalle indagini è emersa una città antisismica», spiega la soprintendente Alessandra Vittorini, «con i suoi antichi presìdi e le sue tecniche costruttive».

La slitta. Palazzo Branconio-Rustici ha restituito un esempio di sistema d’isolamento sismico (detto in gergo «slitta») delle capriate, rimaste tutte senza danni. «Si tratta di cuscinetti di legno che in corrispondenza dell’appoggio delle capriate sui muri mediano le sollecitazioni che provengono dalla stessa capriata in caso di sisma e isolano il muro», spiega l’architetto Gianfranco D’Alò. «Il sistema prende il nome di slitta perché consente alla capriata di slittare in tutte le direzioni ed è molto diffuso nei palazzi aquilani».

Parete alla beneventana. Nei civici 28-30 di via Cascina si trova un esempio di parete alla «beneventana». «È costituita da un telaio di legno che ha funzione di irrobustimento di tramezzature in muratura», spiega D’Alò. «Nello stesso palazzo è presente anche una scala lapidea sostenuta esclusivamente da un’intelaiatura in legno, molto flessibile».

Catene lignee e rue. A Palazzo Antonelli sono state rinvenute strutture di legno messe all’interno delle murature con funzione di «catena». «La trave-catena prende tutta la lunghezza della parte di edificio interessata», spiega l’architetto Corrado Marsili. «Il legno, oltre a creare elasticità, ha anche la funzione di contenimento. Si tratta di travi uniche, tronchi d’albero molto lunghi che venivano scelti accuratamente per questa funzione. Ce ne sono tre. Altrettante sono le rue (spazi tra un muro e l’altro) che oltre alla funzione antisismica (evitavano martellamenti in caso di terremoto), rivelano anche la conformazione della città angioina. Inizialmente, infatti, erano gli spazi tra due strutture diverse, poi inglobati in un unico palazzo». (m.c.)

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