Causa dura 20 anni: condannato lo Stato

Le parti civili ottengono diecimila euro di indennizzo. Ma i processi che rischiano di andare in prescrizione sono decine
L’AQUILA. Anche all’Aquila la giustizia procede con il freno a mano inserito e la Corte d’appello ha condannato lo Stato per un procedimento civile che si è concluso dopo quasi 20 anni davanti ai giudici aquilani. Non una vicenda giudiziaria con grandi implicazioni sia chiaro, ma un procedimento civile per un incidente stradale non particolarmente grave.
La condanna è stata ottenuta grazie all’applicazione della Legge Pinto: essa prevede e disciplina il diritto di richiedere un'equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subìto per l'irragionevole durata di un processo. Questo sia in caso di processi penali, sia civili.
LA VICENDA. Il fatto in questione risale al lontano 1994 quando ci fu un incidente stradale di non eccessiva gravità ma finito davanti ai giudici. Il primo grado si è concluso nel 2006, l’appello nel 2010 e solo più in là c’è stata la definizione. In sostanza la causa è durata 20 anni. Poi, su iniziativa della parte civile, è stata avviata la causa di indennizzo tramite legge Pinto davanti alla Corte di appello di Campobasso (la competenza della materia da poco è passata a quella dell’Aquila) che con sentenza 250/2015 ha definitivamente condannato lo Stato a pagare 10mila euro su ricorso dell’avvocato Maurizio Del Pino. La somma è stata erogata agli interessati solo adesso, nel 2017, e lo Stato non è mai stato un pagatore particolarmente sollecito.
LA PRESCRIZIONE. Ma i problemi non sono solo sul civile e incombono anche su parecchi processi penali. E, va detto, che è grazie alla scelta di tenere un’udienza a settimana che non sono andati in prescrizione gli importanti processi sui crolli con vittime. Ora, per mancanza di giudici, pensionamenti e altre ragioni c’è una decina di processi penali del post terremoto, e, dunque, di un certo spessore, che è a rischio prescrizione: nel senso che è altamente improbabile che possano essere definiti dalla Cassazione prima che intervenga questo istituto. A meno che qualche imputato non vi rinunci.
Uno tra quelli più importanti è il caso riguardante il presunto uso di isolatori antisismici difettosi nel Progetto case. Un processo per il quale la procura della Repubblica ha disposto una perizia costata centinaia di migliaia di euro per testare gli isolatori che sono stati trasportati in aereo in un laboratorio californiano, a San Diego, uno dei pochi al mondo attrezzati per fare certe valutazioni: non vi erano alternative visto che l’altra scelta possibile era Taiwan. Ma anche altri processi importanti per corruzione rischiano di non arrivare a decisione.
POCHI GIUDICI. Gli uffici giudiziari aquilani sono stati per anni sotto organico. Ed è questo aspetto, principalmente, alla base del malessere della giustizia. Di questo si fece interprete lo stesso presidente del tribunale, Ciro Riviezzo, il quale disse che su un organico di undici magistrati ne mancavano cinque. «Con questa carenza di personale», commentò in occasione di un’intervista al nostro giornale un anno fa, «si fa fatica a reggere un livello minimo di efficienza». Riviezzo parlò anche dello scarso numero di cancellieri.
LA SVOLTA. Un aiuto a smaltire i processi potrà derivare dal fatto che, di recente, c’è stata l’immissione di quattro nuovi giudici tra cui un presidente di sezione. Lo precisa il presidente dell’Ordine degli avvocati, Carlo Peretti, il quale comunque ricorda come il tribunale dell’Aquila sia stato gravato, di recente, anche di valutare i ricorsi dei rifugiati contro le espulsioni. C’è un magistrato, applicato da Roma che si occupa solo di questo tema ma si tratta, comunque, si esaminare una sessantina di ricorsi a settimana. «Non dobbiamo dimenticare», ha commentato il presidente dell’Ordine, «che qui nel 2009 c’è stato un terremoto e tutto si è fermato. Non è facile recuperare in poco tempo il terreno perduto».
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