Cavalli in chiesa, assolti i turisti svizzeri

Gran Sasso, i giudici ribaltano il verdetto di primo grado: il pavimento era danneggiato da prima
L’AQUILA. La Corte d’Appello, ribaltando la condanna a dieci mesi in primo grado, ha assolto con formula piena da danneggiamento due svizzeri che trovarono riparo nella chiesetta di Madonna della Neve, a Campo Imperatore, in una notte tempestosa, dopo essersi persi mentre erano in sella ai loro cavalli. Anche gli animali, tre in tutto, entrarono nel luogo di culto danneggiando, secondo l’accusa, il pavimento. I due escursionisti svizzeri, la 56enne Gabriele Reutimann e il 70 enne Felix Rudolf Muntwijer, sono stati scagionati in quanto il loro avvocato, Massimo Carosi, ha dimostrato che il pavimento era già danneggiato prima. Inoltre, non vi era un altro luogo dove ricoverare gli animali. I due furono denunciati dal rettore dell’epoca, don Vito Isacchi, poi riparato altrove quando venne alla luce una vecchia love story con una sua parrocchiana a Roma. I due svizzeri, in primo grado, erano stati assolti da offese alla religione con vilipendio alle cose. A supporto di questa tesi nel processo, già in primo grado, furono esibite alcune testimonianze. In particolare Anna Laura Santana Costa, Paolo Pecilli, Nicola Napoleone, Nicola Colangelo sostennero che gli imputati aderirono al loro invito di portare via gli animali e di ripulire la chiesa, realizzata nel 1934 e benedetta nel 1993 da Papa Wojtyla, dopo la ristrutturazione dell’anno prima. Inoltre il veterinario Massimo Ciuffetelli disse che gli animali, nelle condizioni atmosferiche di quell’epoca e dopo lo sforzo fatto, avrebbero corso il rischio di morire se non fossero stati ricoverati. «La chiesuola», ha ribadito in appello il legale, «è sempre aperta e non può escludersi che i danni al pavimento possano essere stati arrecati da altri con modalità plausibili dato il luogo: si pensi agli scarponi chiodati utilizzati da molti montanari che colà si soffermano». Inoltre gli accusati, dopo avere riparato il danno con 600 euro, si sono scusati con il prete che li ha denunciati dicendo che volevano solo salvare gli animali.
Essi inviarono anche una lettera al sacerdote. «Ringraziamo il buon Dio», si legge in un passo della lettera all’epoca indirizzata al prete, «per aver permesso ai cavalli di proteggersi dal vento, pioggia e freddo nella sua dimora. Siamo sicuri che anche Gesù abbia chiuso un occhio sul nostro modo di agire essendo anche lui nato in una stalla tra animali».
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