Celano piange la scomparsa del sacerdote don Antonio Giura

13 Agosto 2019

CELANO. Sono stati celebrati ieri a Roma, i funerali di don Antonio Giura, sacerdote che ha lasciato a Celano strutture sociali dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. Uno dei primi ricordi...

CELANO. Sono stati celebrati ieri a Roma, i funerali di don Antonio Giura, sacerdote che ha lasciato a Celano strutture sociali dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. Uno dei primi ricordi del sacerdote è stato di Luigi D’Andrea, celanese e consigliere di amministrazione dell’Opera. «Ci ha lasciato una persona di grande levatura morale e spirituale», ha evidenziato D’Andrea, «aveva 70 anni, il 15 di settembre avrebbe raggiunto il 50° anniversario di vita religiosa ed eravamo pronti a festeggiarlo. Dal 1993 è stato segretario nazionale Opera Mezzogiorno d’Italia e dal ’98 in poi amministratore delegato». D’Andrea ricorda come don Antonio era molto vicino a Celano e all’Abruzzo, dove ci sono scuole e case di riposo dell’Opera. Ultimamente stava collaborando con il vescovo Pompili e lo studio di architettura Boeri, per la ricostruzione di Amatrice. «Don Antonio Giura è stato un sacerdote molto importante per Celano», ha spiegato il sindaco Settimio Santilli. «Era tra i fondatori dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, una rete di orfanotrofi e altre strutture dedicate all’assistenza dei più poveri, concepita dal barnabita padre Giovanni Semeria e da lui fondata insieme a don Giovanni Minozzi. Strutture dei due sacerdoti che ritroviamo anche a Celano con il Palazzo Don Minozzi e l’ex asilo nido Padre Semeria». Santilli ricorda come il sacerdote fu il principale artefice della cessione di Palazzo Don Minozzi ad esclusione del vecchio teatro, che è ancora di proprietà della stessa Opera, al Comune, quando il sindaco era Italo Taccone. «Don Antonio, che io ho avuto la fortuna di conoscere da circa 20 anni, era sacerdote molto intelligente, buono e colto, premuroso e anche severo al modo giusto, tanto che ne avevo estrema riverenza, quasi timore ogni volta che colloquiavo con lui. L’ultima volta che ci siamo sentiti abbiamo avuto il piacere di discutere sulla nuova destinazione d’uso da poter dare a Palazzo Don Minozzi, che credo potrà incontrare i favori della cittadinanza di Celano in maniera importante».
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