Cento anni fa nasceva Di Pillo, ricordo dello storico Lolli

25 Gennaio 2019

PRATOLA PELIGNA. Odio, discriminazioni, leggi raziali e infine l’Olocausto. Sono i cardini di un percorso drammatico che solo in Valle Peligna ha dato il via libera per la deportazione di oltre...

PRATOLA PELIGNA. Odio, discriminazioni, leggi raziali e infine l’Olocausto. Sono i cardini di un percorso drammatico che solo in Valle Peligna ha dato il via libera per la deportazione di oltre venti persone. A ricordare una delle pagine più drammatiche della Seconda guerra mondiale è Riccardo Lolli, storico della Resistenza. Lo studioso a nome dell’Anpi e dell’Anppia provinciale interviene in occasione dei 100 anni dalla nascita di Rocco Di Pillo di Pratola Peligna, deportato nel campo di concentramento di Flossenbürg, a cui è stata concessa la medaglia d’onore e l’intitolazione di una strada del centro peligno.
L’appello al ricordo e alla riflessione arriva anche in previsione del prossimo 27 gennaio, Giorno della memoria.
«Dalla Valle Peligna», afferma Riccardo Lolli, «furono una ventina gli internati, molti dei quali non tornarono più dai campi di concentramento. Tra questi c’era Rocco Di Pillo, condannato durante il servizio militare a due anni e sei mesi di reclusione per disubbidienza continuata e internato nel Reclusorio di Pizzighettone. Da lì, dopo l’8 settembre 1943, i nazisti lo portarono nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof e quindi a Flossenbürg, da dove tornerà nel paese natale col fisico segnato».
L’appello delle Associazioni nazionali partigiani italiani e quella dei Perseguitati politici italiani antifascisti, rientra nelle attività per mantenere viva la memoria del dramma dei deportati affinché le nuove generazioni sappiano e ricordino. In Italia furono oltre 23mila i deportati “politici”, accusati di essere resistenti, partigiani, scioperanti, sindacalisti, antifascisti che finirono nei campi di concentramento controllati dalle SS naziste. (f.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.