Cento nati in 6 mesi sono troppo pochi Il reparto va chiuso?

Allarme per la sopravvivenza di Ginecologia in ospedale Facchini (Tdm): «Qui molte carenze, si partorirà altrove»
SULMONA. Sono appena cento i parti dall’inizio dell’anno nel reparto di ginecologia dell’ospedale di Sulmona. Troppo pochi in sei mesi se si considera che il Santissima Annunziata è un presidio territoriale, che abbraccia tutto il Centro Abruzzo. Troppo pochi per il limite minimo fissato in 500 dal governo nel 2011.
Il piano sanitario potrebbe essere rivisto, con la chiusura del Punto nascite. In caso di soppressione del reparto le neo mamme saranno costrette ad andare a Pescara, L’Aquila o Chieti, non solo per il parto ma anche per le visite specialistiche.
Anche se già molte di loro devono aver fatto tale scelta, visto il calo repentino delle nascite, andando a pesare sui bilanci e sulla mobilità passiva. Il numero esiguo di nuovi nati nell’ospedale sulmonese, legato anche al generale calo del tasso di natalità, è stato dato da un preoccupato Edoardo Facchini, responsabile regionale del Tribunale per i diritti del malato.
«Il numero dei parti, che dovrebbe raddoppiare entro fine anno, risulta comunque troppo basso» avverte Facchini «il rischio chiusura si fa sempre più concreto e ci rendiamo conto che i salti mortali fatti dal nuovo primario inviato dall’Aquila e dal personale in servizio potrebbero non bastare, viste le carenze di organico, di mezzi e di servizi. Ci sono, infatti, bagni comuni e con servizi carenti che certo non aiutano».
Già a febbraio dell’anno scorso il manager della Asl, Giancarlo Silveri, commentando i poco più di 300 parti nel 2013 non aveva nascosto la sua preoccupazione.
Nell’ultimo anno sono stati meno di 300 i nuovi nati all’ospedale di Sulmona, 130 in meno rispetto alla media degli ultimi anni, che aveva fatto registrare una crescita costante dal 2008 con 320 parti, 330 l’anno dopo e 420 nel 2010. Il reparto offre, oltre ad un’assistenza 24 ore su 24, anche un servizio domiciliare delle ostetriche nei giorni immediatamente successivi al parto (unico in Abruzzo) e terapia psicologica per le neo mamme.
Se le nuove disposizioni del ministero della Salute dovessero andare in porto subito, già dai prossimi mesi l'ospedale potrebbe perdere il suo punto nascite. Ciò significa che i 30 Comuni e i 60mila abitanti complessivi che usufruiscono dell’ospedale sarebbero costretti a rivolgersi altrove in caso di parti e visite neonatali. Federica Pantano
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