Centrale a biogas, dubbi di Confagricoltura

11 Settembre 2019

Fabrizi: «Accertamenti sui materiali da utilizzare». E nasce un Comitato civico per bloccare il progetto

COLLARMELE. La popolazione di Collarmele, San Benedetto dei Marsi e Pescina si mobilita. All’indomani dell’incontro promosso dal sindaco di Collarmele, Antonio Mostacci, è nato infatti un Comitato civico, con l’obiettivo di contrastare la realizzazione dell’impianto di biometano che dovrebbe sorgere su un’area al confine tra i tre comuni marsicani. A meno che da parte dei tecnici della Regione, che ha dato già l’ok, non arrivino le delucidazioni, richieste dai sindaci dei comuni interessati, che diano l’assoluta garanzia sulla tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini. I dubbi e gli interrogativi emersi durante l’incontro svoltosi lunedì nella sala Eduardo De Filippo, a Collarmele, sono tanti. E finché non verranno sciolti è difficile che le amministrazioni comunali diano il loro assenso all’attuazione del progetto. Sono interrogativi che si pone anche la Confagricoltura. «Occorre accertarsi», afferma il direttore Stefano Fabrizi, «se l’approvvigionamento dei sottoprodotti che la Biometano Energy intende utilizzare si basa su contratti già stipulati, nei quali oltre alla descrizione della loro tipologia sia indicato anche il prezzo, oppure su delle semplici intese. Tale verifica è ancora più importante quando l’iniziativa viene proposta da una società che non opera nel settore agricolo e che quindi non dispone direttamente dei sottoprodotti. La modifica delle ragioni di scambio della materia prima, dei piani colturali, degli indirizzi produttivi da parte delle aziende agricole conferenti possono provocare una riduzione oppure l’annullamento completo dei sottoprodotti disponibili».
«Le esperienze sul nostro territorio», aggiunge il direttore di Confagricoltura, «dimostrano che, là dove gli impianti a biogas sono stati realizzati da società svincolate dal possesso diretto dei sottoprodotti, la vita di questi è legata ad approvvigionamenti di sottoprodotti di altra e non tracciata natura».
Al direttore di Confagricoltura, inoltre, appaiano «sovrastimate» le rese produttive. Non solo nel Fucino mancano i grossi allevamenti per poter disporre del letame necessario, ma anche le produzioni agricole (finocchi, carote, ortaggi), hanno un basso livello di fermentazione. Secondo Confagricoltura, infine, «del tutto aleatoria è la previsione di conservare per oltre 5 mesi i sottoprodotti agricoli, attraverso un’efficiente struttura di stoccaggio, all’interno dell’impianto».
Dubbi vengono anche sollevati sul «pericolo di inquinamento» causato dall’utilizzo del fertilizzante prodotto dall’impianto e sul cosiddetto «effetto cumulo con altri impianti presenti sul territorio».
«Abbiamo illustrato e dimostrato in conferenza», assicura Patrizia Tarquini della Biometano Energy, «che questo pericolo non esiste e continuiamo a sperare, come da noi richiesto più volte, di avere l’occasione di essere invitati a un incontro pubblico per illustrare direttamente a tutti i cittadini le caratteristiche del progetto e per rispondere a tutte le domande che ci verranno poste, prima ancora che il progetto possa essere definitivamente approvato».
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