Centrale Snam, avviati gli scavi E riparte la protesta dei comitati

2 Marzo 2023

Operai al lavoro a Case Pente, è la prima volta: verificheranno l’eventuale presenza di siti archeologici Ma gli ambientalisti non demordono, inscenato l’ennesimo sit-in contro la realizzazione del progetto

SULMONA. Lo avevano annunciato alcune settimane fa e ieri i mattina si sono presentati nella zona di Case Pente per l’apertura del cantiere volto alla realizzazione della centrale di compressione a servizio del metanodotto Sulmona-Foligno. Dopo aver posizionato il cartello con le caratteristiche dei lavori e i nomi dei responsabili del progetto, gli operai, complessivamente una dozzina, hanno iniziato i primi sondaggi. A pochi metri di distanza, sotto gli occhi attenti delle forze dell’ordine, i comitati cittadini e gli ambientalisti, arrivati da ogni parte d’Abruzzo, hanno dato vita all’ennesimo sit-in di protesta, l’ennesimo, contro la realizzazione della centrale. Una dimostrazione pacifica nel corso della quale hanno ribadito la loro contrarietà all’opera ritenuta «inutile e dannosa».
«Oggi si sono limitati a mettere solo alcuni cartelli perché i lavori non possono essere avviati in quanto prima dovranno attuare le prescrizioni previste dalla legge e dal decreto», ha tenuto a precisare il portavoce degli ambientalisti Mario Pizzola. «E una delle prescrizioni più importanti, per quanto riguarda la centrale, è quella archeologica che prevede degli scavi per individuare cosa c’è sotto il terreno dove dovrebbe sorgere l’impianto, dal momento che la stessa Snam ha più volte affermato, dopo averlo verificato con il geo-radar, che in quell'area c’è un’antica costruzione risalente a circa 2000 anni fa. Solo dopo aver fatto questa verifica potrebbero, in teoria, iniziare – non prima del mese di luglio del 2024 – gli scavi veri e propri per l’avvio dei lavori, tenendo fede al programma della Snam».
Pizzola ha poi sottolineato che ci sono ancora in corso ricorsi al Tribunale amministrativo regionale sia contro la centrale sia per quanto riguarda il metanodotto.
«Quello che stanno facendo è un crimine ambientale, ecologico ed economico perché questo è un impianto che non serve all’Italia», prosegue Pizzola. «Serve per rivendere il gas all’Europa, cioè per ingrassare i profitti della Snam e dell’Eni. Dicono che stanno facendo gli interessi dell’Italia ma vogliono distruggere un territorio per motivazioni certamente diverse dalla pubblica utilità. Per quel che ci riguarda continueremo questa battaglia con tutti i mezzi democratici a disposizione: siamo qui per lottare e vincere».
A turno hanno parlato anche gli altri esponenti dei comitati cittadini, tutti hanno voluto sottolineare «l’inutilità di un’opera che non porta nessun vantaggio ma solo polveri sottili che favoriranno la crescita dei tumori. "on intendiamo mollare assolutamente», ha evidenziato nel suo intervento Giovanna Margadonna, «metteremo in atto tutte le forme di lotta possibili in maniera democratica e non violenta anche a costo di rischiare qualche ripercussione. A nostro avviso non c’è legge superiore a quella di difendere i diritti di un territorio, il diritto a vivere in pace e il diritto dei nostri figli a vivere qui e non a dover andare via a causa di impianti di questo genere che la Snam vuole realizzare e che inquineranno l’aria di tutta la Valle Peligna. Questo territorio ha bisogno di vivere, di continuare ad essere uno dei più territori più belli non solo d’Abruzzo ma dell’Italia. La nostra lotta», ha concluso Margadonna, «non si fermerà».
La centrale di compressione che la Snam vuole realizzare a Case Pente, è al servizio del metanodotto Brindisi-Minerbio e in particolare della tratta Sulmona Foligno, quella che attraversa l’Abruzzo interno e l’Umbria due regioni fortemente sismiche, che si ritroverebbero sul proprio territorio un impianto, questa la preoccupazione degli ambientalisti, «che potrebbe trasformarsi in un grosso problema in caso di eventi sismici».
©RIPRODUZIONE RISERVATA