Centri diurni, riapertura a rischio

Felici (Aptdh): «Associazioni in difficoltà tra procedure e linee guida»
L’AQUILA. «Le linee guida anti-Covid per i centri diurni, rese note dalla Regione, mettono a serio rischio la loro riapertura».
Lo denuncia Anna Rita Felici, presidente dell’Aptdh (Associazione per la tutela dei diritti dell’handicap). «Dopo avere letto attentamente le linee guida per la riapertura dei centri diurni socio-educativi», dice Felici, «ho una sensazione altamente sconfortante. Vorrei ricordare che per pura necessità – in mancanza di strutture istituzionali – i genitori sono in prima linea a gestire situazioni complesse e piene di responsabilità. La cosa più sicura di tutta questa storia è che i disabili, rimasti a lungo senza alcuna attività esterna e a completo carico delle famiglie, manifestano segni di insofferenza e irrequietezza vanificando a volte il lavoro costruttivo di autonomia di molti anni».
Diversi sono i punti critici delle linee guida, denuncia ancora la presidente dell’Aptdh. «In un passaggio», afferma, «leggo che la ripresa delle attività dei servizi sarà attuata in seguito alla sottoscrizione di specifici accordi tra gli Ambiti distrettuali sociali e gli enti gestori dei servizi autorizzati, convenzionati e appaltati, pubblici e privati. È necessario – è scritto sempre nelle linee guida – che la riprogrammazione delle attività e dei servizi sociali scaturisca da una forte sinergia – pur all’interno di specifici livelli di responsabilità – tra i servizi territoriali e i gestori dei servizi, in quanto esistono molteplici realtà locali, sia in termini di tipologia di utenti, che di dimensioni o di localizzazione delle strutture, che – pur avendo omogeneità di requisiti e di regole di funzionamento – non possono essere assimilate in un’unica formula organizzativa, ma devono essere valutate singolarmente in modo peculiare. A questo punto mi chiedo», dice Anna Rita Felici, «dobbiamo attendere di essere interpellati dagli Ambiti distrettuali sociali? E chi controllerà che gli accordi saranno rispettati in corso d’opera?».
C’è poi un altro passaggio che solleva dubbi laddove si stabilisce che “per la ripresa delle attività dev’essere garantita un’adeguata formazione preventiva del personale in servizio per la corretta adozione delle precauzioni standard e delle procedure di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale”.
«Ma chi è autorizzato a fare la formazione?», si domanda la presidente dell’Aptdh, «e poi, i volontari possono essere impiegati? Se sì, a quali condizioni? Come si possono muovere i volontari all’interno della struttura?». Ma non basta. Le linee guida chiedono anche che “i gestori dei servizi dovranno provvedere, prima della riapertura degli stessi, all’aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi”.
«È chiaro», conclude Anna Rita Felici, «che i responsabili legali delle associazioni devono delegare questo compito a chi possiede tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate. Dove reperire queste professionalità?».(g.p.)
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