Centro per disabili, finanziamento a rischio

11 Novembre 2020

L’Anffas: la ristrutturazione della sede di Santa Rufina è ferma, così si perdono 216mila euro

SULMONA. Potrebbe diventare l’ennesima opera incompiuta con gravi ripercussioni sul servizio per le persone diversamente abili. A lanciare l’allarme è l’associazione Anffas dopo il blocco dei lavori per la ristrutturazione della sede di Santa Rufina.
Il Comune infatti, rischia di perdere i finanziamenti se i lavori non saranno ultimati entro il mese di giugno del prossimo anno. Dal periodo del lockdown, infatti, i lavori nella struttura per diversamente abili di via Santa Rufina sono stati fermati e da allora mai più ripresi. A dare la sveglia al Comune è la presidente dell’associazione Anffas di Sulmona, Emanuela Pasquali.
«Una missiva in tale senso è stata inviata al Comune nel settembre scorso affinché di decidesse a fornire informazioni tempestive sui lavori fermi ma risposta finora non c’è stata» sottolinea Pasquali. «I lavori di adeguamento della struttura sono finanziati dalla Regione, con 216 mila euro. La prima frazione di questo cospicuo finanziamento è stata assegnata già dalla Regione al Comune, nel giugno del 2019, e secondo quanto previsto dallo stesso bando i lavori dovranno essere terminati entro due anni dalla prima erogazione e cioè entro giugno 2021, pena la perdita del finanziamento stesso» ricorda la presidente Anffas.
«Considerato anche l’approssimarsi dell’inverno, riteniamo che il tempo restante possa essere insufficiente. Anche perché la ditta appaltatrice ha lasciato i lavori in sospeso creando una ulteriore situazione di disagio anche alle persone che frequentano il centro diurno a causa delle infiltrazioni e dell’umidità che provengono dal soffitto non adeguatamente coibentato».
«Il progetto in questione contribuirà a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità che utilizzano la struttura e delle loro famiglie, consentendo un utilizzo oltre che come centro diurno anche come struttura di tipo residenziale fondamentale per esperienze del “Dopo di noi”», conclude Pasquali, che spera in una risposta del Comune, che non si faccia attendere oltre, e nella ripresa immediata dei lavori. Il progetto, infatti, era diretto a quelle persone diversamente abili che non hanno parenti o che non possono contare su altri supporti esterni. A lavori ultimati Sulmona ne avrebbe potuto ospitare cinque. Attualmente nelle struttura ci sono 10 persone con disabilità, la metà di quelle presenti prima del Covid. (c.l.)
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