Centro S. Domenico in 9 messi alla porta Le famiglie disperate

8 Luglio 2015

AVEZZANO. Nove ragazzi del centro San Domenico messi alla porta perché non idonei al tipo di riabilitazione che si fa nella struttura. Una doccia gelata per le famiglie che ora non sanno come poter...

AVEZZANO. Nove ragazzi del centro San Domenico messi alla porta perché non idonei al tipo di riabilitazione che si fa nella struttura. Una doccia gelata per le famiglie che ora non sanno come poter andare avanti. È passato più di un anno e mezzo da quando è arrivata la prima comunicazione della Asl che avvisava le famiglie dei 25 ragazzi che all’epoca frequentavano la struttura di Avezzano dell’imminente chiusura del centro a causa della riconversione imposta dallo Stato. Tra un rinvio e l’altro sono passati mesi e mesi e le mamme dei ragazzi hanno continuato la loro battaglia per far valere i diritti dei figli. Qualche giorno fa una commissione medica ha esaminato di nuovo i ragazzi ed è stato stabilito che nove non erano idonei a frequentare il centro. «Sapevamo che c’era stato un altro Uvm (organismo operativo chiamato dalla normativa di pianificazione socio-sanitaria) e che i nostri figli non erano stati ritenuti idonei per la struttura», ha raccontato Marina De Gasperis, madre di Umberto Di Sabatino, storico tifoso dell’Avezzano calcio, «ma nessuno ci aveva avvisato che non dovevano più andare al centro. Improvvisamente mi è arrivata una chiamata da parte di alcuni operatori che mi avvisavano di dover andare a riprendere Umberto perché la Asl aveva stabilito che non poteva stare più lì. Sapevo che era in piscina e stavo tranquilla, invece lo avevano riportato nella struttura dove poi sono andata a prenderlo».

Marina, che da mesi combatte con le altre mamme, ora è disperata. Come gli altri genitori dei ragazzi lavora e di conseguenza è difficile organizzarsi nella gestione del figlio che ora non potrà neanche frequentare un’altra struttura della città attualmente chiusa per ferie. «Non sappiamo più cosa fare», ha concluso la donna che si è rivolta anche alle forze dell’ordine per capire come poter agire. «I nostri figli hanno bisogno di frequentare il centro, come si può fare una cosa del genere dall’oggi al domani? Non sappiamo dove sbattere la testa, ciò che è accaduto è vergognoso».

Eleonora Berardinetti

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