Centro salute mentale chiuso, è scontro
Santilli (segretario Nursind) attacca il manager Asl sulla gestione del caso della struttura sanitaria
SULMONA. La sospensione delle attività dei Centri diurni di salute mentale e psichiatrico continua ad alimentare le polemiche in città. Nel botta e risposta al vetriolo tra il sindaco Annamaria Casini e il direttore generale dell’Asl Rinaldo Tordera torna a inserirsi il sindacato Nursind, da cui era partito l’esposto ai Nas. I carabinieri del nucleo antisofisticazioni hanno rilevato irregolarità, che hanno portato il sindaco a disporre, nei giorni scorsi, l’ordinanza, contro cui l’Asl ha presentato ricorso, non giudicandole di impedimento alle attività. Da qui la difesa da parte del sindacato nei confronti del sindaco e la richiesta di dimissioni del manager dell’Asl. «Facile trincerarsi dietro la fragilità e la debolezza dei malati e attaccare provvedimenti che il sindaco è stato costretto, per dovere d’ufficio, ad adottare», dice il segretario provinciale di Nursind L’Aquila Antonio Santilli. «Da quanti anni Tordera sa che avrebbe dovuto trovare nuove soluzioni per quella struttura sanitaria, solo temporaneamente alloggiata in locali della zona artigianale? E come può aver dimenticato che, prima di mettere in esercizio una struttura sanitaria, qualunque esercente è tenuto a munirsi preventivamente delle prescritte autorizzazioni e accreditamenti?». Per il Dipartimento Prevenzione Asl non ci sarebbero stati problemi per l’esercizio delle attività e le varie prescrizioni sarebbero state ottemperate in sessanta giorni. «È comodo ribaltare sul sindaco responsabilità che non sono sue, adducendosi la solita cantilena dei disagi creati ai pazienti», aggiunge Santilli. Infine, l’invito al manager a farsi da parte. «Non crede, Tordera, che sia venuto il momento di dimettersi e non solo a causa di questa vicenda?», domanda Santilli.
Dai controlli dei carabinieri erano emerse alcune irregolarità, tra cui l’ascensore non funzionante e le barriere architettoniche, ma anche l’assenza delle certificazioni dell’impianto elettrico e i bagni non attrezzati per portatori di handicap, oltre che le pareti degli ambulatori non rivestite con materiale lavabile. Troppe carenze per il sindaco, che ha disposto la «sospensione delle attività fino a quando non saranno rimosse le cause che hanno determinato il provvedimento». Dal canto loro, i parenti dei 1200 pazienti invocano una soluzione diversa dal trasloco in due ambulatori ospedalieri.
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