«Centro storico senza servizi»: cresce il disagio di chi è tornato

2 Febbraio 2024

Caos parcheggi, scuole, edicole, aule studio, cinema, mercato: si allunga l’elenco delle criticità  I residenti: «Cuore della città poco vivibile». E gli studenti rilanciano: «Mancano gli spazi aggregativi»

L’AQUILA. Parcheggi, farmacie, aule studio, edicole, scuole, mercato, uffici, e altro ancora. Le criticità del centro storico dell’Aquila sono sulla bocca di tutti quelli che lo vivono per motivi di studio o di lavoro. Ma anche di chi ha scelto di tornare ad abitarci scommettendo quindi sulla sua rinascita, salvo poi scoprire, a distanza di quasi quindici anni dal quel tragico 6 aprile 2009, che i nodi da sciogliere sul piano della vivibilità sono ancora molti, forse troppi. Tanto che residenti, commercianti e studenti del centro cittadino sembrano avere le idee chiare su cosa ancora manchi e cosa serva.
LE VOCI DEI CITTADINI
«Non un centro storico ma un centro commerciale a cielo aperto», lo definisce Giuliano Cervelli, titolare della libreria Polarville in via Castello, che punta poi il dito sulle «evidenti lacune culturali. Su tutti», spiega, «mancano un cinema e un teatro. Senza contare che solo pochi giorni fa ha chiuso i battenti l’unica edicola che c’era (alla Fontana luminosa)».
«Disservizi per noi residenti ce ne sono tanti» fa sapere Simonetta Botta, che abita sul corso. «Dalla mancanza di parcheggi, alle farmacie, fino al semplice fruttivendolo, per non parlare del mercato. La sensazione», prosegue, «è che ci sia la volontà di creare un centro storico a misura di consumatore e non di cittadino, con il risultato che «a città stessa finisce per essere consumata».
«Servono più forze dell’ordine per le vie del centro, non soltanto ai suoi margini» dice Pierluigi Massari, anche lui residente. «Soprattutto, serve il rispetto delle regole a tutela di noi che ci abitiamo, perché non si può stare con musica alta e schiamazzi fino alle tre del mattino, o se proprio, che lo si faccia tenendo però a mente anche i diritti di chi ci vive».
«Non è solo una questione di incuria delle aree verdi ma anche di sicurezza», afferma invece Simona Rondelli, residente alla Villa comunale e mamma di due bimbi. «Porto spesso i bambini al parco di viale Rendina, che di sera, specie d’estate, si riempie di ventenni. E infatti capita poi di trovarci bottiglie e vetri con cui potrebbero farsi male», racconta. «E anche ripristinare una farmacia, almeno a piazza Duomo, sarebbe molto utile».
Caos parcheggi su cui insiste invece Giovanni Cardilli, residente nella zona di piazza Duomo e pendolare per lavoro. «Lascio la macchina al terminal tutte le mattine per poi riprenderla di sera e devo dire che c’è un certo clima di insicurezza da quelle parti». E aggiunge: «Poi torno a casa e mi ci vuole anche mezz’ora per trovare parcheggio, per giunta lontano, nonostante io abbia il pass per i residenti».
«Scuole e uffici per tornare ai livelli di clientela di una volta», è invece quanto auspicato da Franco Calvisi, storico titolare dello Chalet della villa. «In epoca pre-terremoto ho gestito il bar Tambo, sul Corso, e quando volevo farmi “una vasca” ai Quattro Cantoni ricordo che non si camminava per quanta gente c’era. Oggi non è più così».
Disagi per gli universitari
Lo sa bene Camilla Sulli, studentessa di filosofia alla facoltà di Scienze umane, che si fa portavoce di tanti suoi colleghi. «Manca innanzitutto una mensa universitaria, visto che quella più vicina è quella della facoltà di economia, a Colle Sapone, cosa che costringe molti di noi al solito panino di fortuna tra una lezione e l’altra» E aggiunge: «Anche trovare un posto per studiare è diventata un’impresa. L’aula studio della nostra sede è sempre sovraffollata e le altre due (Maxxi e consiglio regionale) sono più piccole e quindi ancora più inaccessibili. In generale poi mancano spazi di aggregazione sociale».
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