Centrosinistra, Pezzopane vacilla Scontro generazionale sul nome

La deputata Pd irritata dalle continue defezioni dopo i risultati raggiunti dal tavolo della coalizione Il partito le chiede di candidarsi, ma non si escludono ripensamenti sulla scorta delle pressioni
L’AQUILA. Il progressivo indebolimento delle forze confluenti nella coalizione di centrosinistra, in vista delle amministrative, crea imbarazzo all’interno del Partito Democratico, anche in relazione alla posizione di Stefania Pezzopane, unico nome rimasto in lizza, a questo punto, oltre a quello di Americo Di Benedetto (Il Passo Possibile). Quest’ultimo ha intrapreso da una quindicina di giorni un percorso in solitaria, senza mai rovesciare il tavolo delle trattative, ma pur mantenendo saldi i suoi princìpi: «O si trova un nome che rappresenta tutti o vado da solo». Proprio queste premesse lo hanno spinto a costruire la propria o le proprie liste al di fuori dalla coalizione, anche alla luce delle candidature venute meno lo scorso weekend. Dopo la commissione elettorale di sabato scorso, hanno fatto un passo indietro la sindacalista Cgil Rita Innocenzi – tirata in ballo da alcuni movimenti – e il professor Fabrizio Marinelli, proposto dai 5 Stelle. Il giorno seguente, anche il capogruppo Pd in consiglio comunale, Stefano Palumbo, ha lasciato la corsa ribadendo la necessità di «cercare una soluzione politica unitaria».
LA “NON” INTESA
Da questo momento in poi appare chiaro che quello che poteva sembrare un’intesa, ossia la convergenza di sabato scorso su Pezzopane, ha prodotto in realtà una spaccatura, sia all’interno della coalizione sia all’interno del Pd, che ieri si è riunito nuovamente in un vertice fiume. È stato ribadito il sostegno alla candidatura della deputata, tra gli altri, dal segretario cittadino Emanuela Di Giovambattista e, soprattutto, dal segretario regionale Michele Fina. Ma questa richiesta deve fare i conti con il rischio per tutto il partito, ancora prima della coalizione, di arrivare alla tornata elettorale in una situazione di parziale isolamento, ben diversa dagli auspici iniziali della Commissione elettorale. D’altra parte, tra i Dem convivono due anime: una delle quali, che non a caso aveva visto in Palumbo un candidato ideale, orientata verso la ricerca di quella voglia di ringiovanimento che avrebbe fatto da collante con gli altri movimenti. Molti tra i giovani Pd, come Stefano Albano, sostengono questa linea. A sostegno di Pezzopane resta Pietro Di Stefano, che però non può più contare sulla sponda di Giovanni Lolli e Massimo Cialente, i protagonisti in assoluto del post-sisma. In ogni caso, a questo punto, la coalizione potrebbe cercare consensi tra le forze centriste che lavorano alla saldatura con pezzi di centrodestra.
PRIMAVERA AQUILANA
Tra i movimenti rimasti alla finestra, anche Primavera Aquilana, i cui membri non hanno risparmiato critiche. «La nostra proposta», scrivono in riferimento all’opzione Innocenzi, «non ha convinto tutto il tavolo di coalizione, dove alcune forze hanno sposato l’idea di una candidatura “forte” adatta – secondo loro – per uno “scontro fisico” con la destra e tutto ciò anche a costo di sacrificare l’unità del centrosinistra, con una conseguente e rischiosa spaccatura, ossia la rottura certa col Passo Possibile. Un’analisi per noi sbagliata e che crediamo lasci perplessa buona parte della città che vuole mandare a casa Biondi ma, allo stesso tempo, vive questo ostinarsi al rifiuto della terza via come interesse alla conservazione o riedizione di scenari di spartizione di potere». Per il movimento, è stata «buttata al macero una bella opportunità e dunque siamo costretti a prendere le distanze dal tavolo di coalizione. Il motivo è semplice quanto lampante: abbiamo aderito a condizione che ci fosse unità. Questa poteva esprimersi solo attraverso una candidatura unitaria. Ci si è presi la responsabilità di spaccare il tavolo proponendo una candidatura divisiva».
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