Cesira, simbolo della resistenza antifascista

19 Marzo 2020

L’emergenza virus fa slittare l’intitolazione dell’istituto comprensivo San Demetrio-Rocca di Mezzo

SAN DEMETRIO NE’ VESTINI. Sarà intitolato a Cesira Fiori (1890-1976) l’istituto comprensivo statale San Demetrio-Rocca di Mezzo. La cerimonia si sarebbe dovuta svolgere in questi giorni alla presenza del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, ma è stata rinviata a causa dell’emergenza sanitaria. L’idea della intitolazione è partita dal consiglio comunale di San Demetrio e nei giorni scorsi è stata stanziata anche la cifra necessaria alla copertura della spesa per la realizzazione di una targa. Cesira Fiori, forse poco conosciuta in città, è stata invece una delle donne simbolo della resistenza antifascista. Arrivò a San Demetrio per seguire il marito che era stato confinato nel centro vestino e nel 1944 per 5 mesi fu nominata sindaco di San Demetrio dal Comitato nazionale di Liberazione. Nata a Roma nel 1890 e diplomatasi maestra elementare nel 1910, Cesira Fiori cominciò subito a insegnare nelle scuole statali per i contadini di Velletri. Proveniva da una poverissima famiglia di Roma che la fece studiare a prezzo di grandi sacrifici: la madre era lavandaia e il padre garzone presso un fornaio. Nel 1921 Cesira entrò nel partito comunista tra le cui fila si impegnerà attivamente contro il fascismo. Si legò sentimentalmente con Augusto Mammuccari, noto dirigente sindacale romano, morto di febbre spagnola alla vigilia delle loro nozze. Il 27 aprile del 1933 Cesira Fiori venne arrestata e rinchiusa in carcere insieme ad altri esponenti del gruppo antifascista e al figlio adottivo Mario Mammuccari, con l’accusa di aver tentato di ricostituire il partito comunista. Il primo anno di detenzione lo passò a Roma e in seguito fu trasferita nel carcere di Perugia. Dopo la prigionia dovette scontare cinque anni di confino: dal 15 gennaio 1934 fu inviata prima a Ponza, poi a Ustica e a Maratea. Fu prosciolta il 26 aprile del 1938. Nel 1939 raggiunse il marito Umberto Cumar, che era confinato a San Demetrio. La Fiori e Cumar entrarono in contatto con esponenti comunisti con i quali sin dal 25 luglio del 1943 diedero vita a un’organizzazione clandestina. L’impegno e le azioni di sabotaggio compiute le fecero ricevere l’incarico – da parte del Comitato di liberazione nazionale – di sindaco di San Demetrio, ancor prima che vi arrivassero le truppe alleate. Rimase in carica per 5 mesi e nell’ottobre del 1944 fece ritorno a Roma, dove riprese l’insegnamento nelle scuole e operò nel sindacato degli insegnanti. In seguito entrò a far parte della commissione cultura del Comitato centrale del partito comunista.
Dal 1962 si dedicò anche all’attività letteraria, pubblicando racconti e novelle e infine scrivendo una serie di memorie autobiografiche, incentrate sulle esperienze vissute in carcere e al confino.
È morta a Roma il 9 gennaio del 1976.
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