Cgil: «Per L’Aquila è la terza ricostruzione»

28 Maggio 2020

Covid e crisi economica, le proposte: «Rilancio a partire dal lavoro, soluzioni per l’accesso al credito»

L’AQUILA. «Rilanciare il Paese partendo dal lavoro». Lo affermano il segretario generale provinciale Cgil Francesco Marrelli e il segretario Fisac-Cgil provinciale Luca Copersini. «Uno studio Cna», scrivono, «pur esprimendo apprezzamento per le agevolazioni introdotte dal “Decreto Liquidità, evidenzia come, a distanza di oltre un mese e mezzo dalla pubblicazione, solo tre aziende su dieci siano riuscite a ottenere l’erogazione dei finanziamenti garantiti da fondi pubblici».
LA TERZA RICOSTRUZIONE. Il dato, secondo i rappresentanti della Cgil, «desta particolare preoccupazione in una provincia, come quella dell’Aquila, per la quale la ripartenza post-Covid rappresenta la terza ricostruzione in un decennio, senza che le precedenti siano state mai ultimate. Ben prima della pandemia avevamo posto l’accento sulla difficoltà delle piccole e medie imprese ad accedere al credito, in modo particolare nelle aree più disagiate. Tra le possibili soluzioni proposte, l’istituzione di fondi di garanzia al 100% in favore di micro e piccole imprese. Oggi scopriamo che neanche garanzie pari all’intero importo erogato sono sufficienti ad assicurare liquidità alle aziende. E questo nonostante il forte impegno di tutti i lavoratori del settore che non hanno mai interrotto il lavoro, continuando a offrire quello che il governo ha ritenuto un “servizio essenziale”. La causa dei ritardi è da ricercarsi in primis nella confusione generata dalla successione delle norme: ancora oggi non è stata prodotta una versione definitiva delle regole sui finanziamenti. Le responsabilità maggiori sono però imputabili agli istituti di credito, che pur in presenza di garanzie al 100%, hanno disposto istruttorie più o meno severe; qualche istituto si è spinto fino a ordinare di non inoltrare pratiche che, in assenza della garanzia pubblica, sarebbero state declinate. Importante l’intervento dell’Abi, che ha bloccato l’iniziale tentativo delle banche di utilizzare la garanzia pubblica per sostituire i crediti incagliati».
LE PROPOSTE. «Le norme per favorire l’accesso agevolato al credito», secondo Marrelli e Copersini, «evidenziano criticità e necessitano di approfondimenti per renderle efficaci. Servono strumenti di controllo per evitare che un quantitativo così importante di denaro, garantito dallo Stato, venga distolto dall’unico obiettivo per cui è concesso, ovvero il rilancio del Paese. Bisogna impedire che i capitali finiscano in mani sbagliate: il pensiero va ovviamente alle organizzazioni criminali. I finanziamenti garantiti dallo Stato, come previsto dal decreto 23/2020, devono essere erogati solo alle imprese che s’impegnano, mediante accordi sindacali, a non licenziare e a non delocalizzare. Bisognerà rendere stringente tale previsione normativa, anche attraverso l’istruttoria delle banche, con la verifica dell’effettiva sottoscrizione degli accordi con i sindacati. La durata massima del piano di rientro, inizialmente fissata a 72 mesi, è volta a finanziare la gestione operativa e a evitare situazioni di tensione finanziaria tali da non consentire il regolare rimborso. All’emergenza sanitaria si sono aggiunte quella occupazionale e salariale, climatica e, non ultima, digitale in quanto la trasformazione del lavoro e dell’economia, oggi più che mai necessaria, dovrà avvenire garantendo i diritti. Serve un progetto che guardi a un nuovo modello di sviluppo che da un lato rilanci le imprese e dall’altro metta al centro il lavoro, la persona e la giustizia sociale. Tutti – politici, istituzioni, manager bancari e titolari di imprese – facciano la loro parte».