Cgil: «Sul cambio all’Asl rischio Corte dei conti»

L’AQUILA. «Non più di anno fa, la politica locale e regionale tessevano le lodi del direttore generale, oggi rimosso». Ad intervenire sulla revoca del manager Asl Roberto Testa, sostituito da...
L’AQUILA. «Non più di anno fa, la politica locale e regionale tessevano le lodi del direttore generale, oggi rimosso». Ad intervenire sulla revoca del manager Asl Roberto Testa, sostituito da Ferdinando Romano, è la Cgil che annuncia anche un esposto alla Corte dei conti, se Testa dovesse impugnare il provvedimento della giunta regionale, con eventuale sperpero di risorse pubbliche. «Mentre la nostra organizzazione sindacale con esposti in procura, diffide, manifestazioni e presidi continuava a denunciare le gravi carenze e le enormi criticità nella gestione dell’emergenza sanitaria», dicono il segretario provinciale della Cgil Francesco Marrelli e il segretario della Fp Cgil Anthony Pasqualone, «qualcun altro, per meri interessi di parte, continuava a utilizzare la delicata questione della sanità come elemento di campagna elettorale permanente sul nostro territorio. La Cgil, già da tempi non sospetti di Covid, denunciava la lentezza delle procedure di assunzione, le esasperanti condizioni di lavoro e le criticità legate all’erogazione delle prestazioni sanitarie. Non vogliamo entrare nel merito della rimozione del direttore generale», sottolineano Marrelli e Pasqualone, «nei confronti del quale, a differenza di altri, non abbiamo mai intrapreso un conflitto di tipo politico e ci siamo sempre attenuti al merito delle questioni. Riteniamo, però, che sia necessario aprire un dibattito sulla gestione dell’Asl». Secondo la Cgil, «continua a mancare il senso di responsabilità verso un’intera comunità, non si parla di medicina territoriale, della carenza di posti letto, di assunzioni, di ripresa delle attività ordinarie per visite ed esami diagnostici, del recupero delle liste di attesa, di tutele salariali e occupazionali, di precari e lavoratori degli appalti e del mancato rispetto dei diritti dei lavoratori. Le ragioni della politica, invece, si concentrano su quanto il manager da nominare sia vicino ad un partito rispetto a un altro». (r.s.)
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