«Chi vive in centro ora vuole normalità»

22 Giugno 2019

Gargano (associazione “Città di persone”): «Garantire la convivenza tra cantieri, case e professioni»

L’AQUILA. Da un lato residenti e commercianti, che chiedono «di tornare alla normalità», dall’altra le imprese impegnate nella ricostruzione, che parlano di città-cantiere. La convivenza in centro storico è ancora difficile, con l’amministrazione comunale che cerca di trovare la quadra per rispondere alle esigenze di decoro, vivibilità, parcheggi, isole pedonali e trasporto pubblico. Il tutto con oltre 240 cantieri aperti dentro le mura storiche. Al “no” dell’Ance all’introduzione delle fasce orarie per il transito dei mezzi pesanti, risponde l’associazione “Città di persone”.
«A dieci anni dal sisma L’Aquila non è più un grande cantiere, ma una città abbastanza ricostruita», afferma la presidente, Roberta Gargano, «abbastanza per dover garantire normalità a chi vive nel centro storico, a chi vi lavora, a chi commercia, nonché ai proprietari immobiliari che, per vendere o affittare i propri locali, hanno bisogno di condizioni di vivibilità. Il “modello L’Aquila” ha, in qualche modo, funzionato se centinaia di persone sono tornate nelle loro case, negli studi o hanno aperto negozi. Oggi, però, bisogna affrontare la seconda fase di un percorso che non ha goduto di una programmazione a 360 gradi». Da “Città di persone” un richiamo agli enti locali e alle associazioni di categoria «che devono lavorare per garantire la perfetta convivenza tra cantieri, residenze e professioni, soprattutto nelle porzioni di città dove è tornata la vita sociale. Anche a Milano si abbattono e si ricostruiscono palazzi, ma nessuno si sognerebbe mai di chiudere le strade senza termine come succede, ad esempio, per la nostra via Sassa, la via più antica dell’Aquila», fa notare Gargano. Residenti e commercianti chiedono regole precise per i cantieri «sia quelli della ricostruzione che dei sottoservizi. Nessuno pretende che la ricostruzione diventi invisibile, ma in tanti pretendiamo di vivere in strade pulite, illuminate, senza cavi dell’alta tensione ad altezza finestre, con i mezzi pesanti che transitano a orari prestabiliti e solo nelle strade più ampie, con il rimessaggio dei camion delle ditte in aree appositamente adibite esterne al centro storico e con parcheggi per i residenti, come avviene in tutte le città del mondo». L’associazione propone «di aprire una fase di concertazione tra tutte le componenti. Chiediamo piccole soluzioni immediate: parcheggi per residenti e parcheggi orari a rotazione per i fruitori del centro storico, lavaggio quotidiano da parte dei cantieri delle strade su cui insistono, regolamentazione per carico, scarico e mezzi pesanti, illuminazione pubblica, isole di conferimento dei rifiuti e, nelle zone ricostruite, arredo pubblico definitivo con cestini e segnaletica».
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