Chiede interessi illegittimi, banca deve pagare la ditta

L’istituto presenta un decreto ingiuntivo per avere 146mila euro dall’impresa Ma per il tribunale il credito è frutto di irregolarità, l’azienda incassa 92mila euro
L’AQUILA. Da debitrice a creditrice della banca. La sentenza del tribunale civile ha ribaltato i ruoli tra un’azienda del settore edile dell’Aquila e l’istituto di credito nel quale in città aveva aperto un conto corrente e attivato linee di finanziamento. Così, invece di dover sborsare poco meno di 146mila euro, per interessi passivi e spese di contabilità, la ditta incasserà circa 92mila euro.
È questa la cifra indicata nel pronunciamento del giudice che ha ritenuto illegittimo il calcolo della somma pretesa dalla banca. Anatocismo, che si in sostanza è l’applicazione irregolare di interessi sugli interessi già maturati, nonché commissioni sul massimo scoperto del conto corrente e altri oneri non concordati, secondo quanto accertato anche dagli accertamenti del consulente tecnico nominato dal tribunale, hanno determinato l’accumulo del debito vantato dalla banca ma in sostanza non dovuto. Anzi, dai nuovi conteggi è emerso che l’azienda, assistita dall’avvocato Silvia Gauzolino, deve ricevere la cifra indicata. La vicenda prende le mosse dal decreto ingiuntivo con cui la banca, nel 2016, ha preteso la liquidazione del presunto credito accumulato in oltre dodici anni di rapporto con la ditta. Quest’ultima, però, si è opposta alla riscossione forzata dei 146mila euro, rivolgendosi al tribunale. La verifica sui conteggi presentati al giudice ha dunque evidenziato irregolarità in base alle quali la banca è stata condannata a versare i 92mila euro all’ex cliente. Il pronunciamento, salvo l’esito di un eventuale appello, ha messo al riparo dal consistente esborso richiesto anche le società fideiussorie dell’impresa che, però, nel frattempo non ha retto l’impatto del contenzioso aperto dall’istituto bancario.
«Proprio a seguito di questa situazione», rileva Gauzolino, «la ditta ha fato sempre più fatica ad accedere ad altre linee di credito e conti correnti indispensabili per la propria attività, finché è stata costretta chiudere i battenti». L’azienda, che era arrivata ad avere anche 14 dipendenti, ha subìto un progressivo ridimensionamento culminato nella cessazione della sua operatività. Secondo l’avvocato esiste, quindi, un nesso evidente tra l’azione rivelatasi illegittima da parte della banca e la chiusura della ditta. Per questo è allo studio la possibilità di una richiesta di risarcimento danni a carico dell’istituto di credito.
Dopo il terremoto del 2009 l’azienda, che era cliente della banca già da dieci anni, aveva in parte ridotto la propria attività, ma continuava a lavorare con cinque o sei operai. Il contenzioso per il presunto debito, che è sfociato nell’emissione del decreto ingiuntivo, le avrebbe assestato la mazzata definitiva. A subire gli effetti del contraccolpo, evidenzia Gauzolino, sono stati non solo l’azienda e il suo titolare, ma anche i lavoratori e le loro famiglie che si sono ritrovate prive di una vitale fonte di reddito. La cancellazione del debito giudicato illegittimo e il riconoscimento della somma da incassare in ogni caso sgrava la ditta da un enorme peso.
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