Chiede un risarcimento ma ha debiti col Comune

Cittadino fa ricorso al giudice di pace dopo un incidente d’auto causato da una buca Poi si scopre che doveva all’ente 3mila euro di tassa di occupazione suolo pubblico
L’AQUILA. Aveva fatto ricorso al giudice di pace per farsi risarcire dal Comune il danno alla propria auto a causa di una buca lungo una strada comunale. Il giudice di pace ha accordato il risarcimento che, spese legali comprese, ammontava a circa 1.500 euro ma, al momento di liquidare, il Comune ha scoperto che il solerte cittadino aveva un debito con l’ente pubblico per quasi 3.000 euro perché non aveva pagato la Cosap (tassa occupazione suolo pubblico). Un classico caso di chi è pronto ad avviare battaglie per i propri diritti, ma poi dimentica i doveri.
La storia la si evince da una determina nella quale si legge che “con atto di citazione promosso innanzi al Giudice di pace il cittadino conveniva in giudizio il Comune per sentirlo condannare al pagamento, in favore del denunciante, del risarcimento dei danni materiali subiti a seguito dell’incidente avvenuto nel 2014. Nel 2019 il Giudice condannava il Comune al pagamento del risarcimento”. Il cittadino, attraverso il suo legale, per ottenere la somma aveva fatto ricorso anche al decreto ingiuntivo. L’ente, prima di pagare, ha guardato un po’ di carte e ha scoperto che il danneggiato del 2014 “risulta debitore della somma complessiva di circa 3.000 euro a titolo di Cosap per le annualità 2013, 2017, 2018, 2019, 2020, come risultante da comunicazione ufficio Cosap del giugno 2020. A seguito degli avvisi di accertamento emessi dall’ufficio Cosap è stato richiesto il pagamento del dovuto. Nel settembre 2020 lo stesso ufficio comunicava che dalla documentazione in atti, a fronte degli accertamenti notificati al debitore, non risultava eseguito nessun pagamento”. Alla fine si è arrivati a un accordo. Alla somma Cosap è stata sottratta quella del risarcimento (minore dell’altra) e si è giunti così alla compensazione del debito. Quella della compensazione è una modalità frequente anche per chi non ha pagato il canone del Piano Case ma ha rivendicato i soldi per il trasloco o per i mobili danneggiati. L’ultimo caso è quello di una cittadina che nel 2010 aveva “presentato istanza per il riconoscimento dell’indennizzo dei beni mobili dichiarati danneggiati dal terremoto e ubicati, al momento del sisma, nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale per un importo di 4.418 euro (il massimo era 10.000 euro, ndr)”. Il Comune, fatti gli accertamenti, nel 2014, aveva stabilito che alla cittadina spettava il 10% della somma – poco più di 400 euro – che però fino a pochi giorni fa non era stata liquidata perché risultava che, da inquilina del Case, la donna non aveva pagato tutti i canoni di utenze e quote condominiali. Solo quando la questione debito è stata chiarita e definita c’è stata la liquidazione della somma per i mobili danneggiati.

