Chiesa di San Filippo e Oratoriani, la storia svela nuovi tesori

14 Dicembre 2017

In attesa della riapertura dopo i restauri (prevista a primavera) volume e convegno con il progetto della professoressa Mantini

L’AQUILA. Il trionfo di stucchi, affreschi, legni dorati, appartenuto all’antica chiesa di San Filippo Neri, meglio conosciuta dagli aquilani come la sede del teatro “L’Uovo”, tornerà visibile agli aquilani solo in primavera. Ma la sua storia, legata a doppio filo con quella degli Oratoriani, sarà riscoperta e analizzata domani nel primo degli appuntamenti del progetto “Ricostruire luoghi, restituire memorie”, coordinato da Silvia Mantini, docente di storia moderna dell’Università dell’Aquila.
L’incontro, che si terrà a Palazzo Fibbioni dalle 17, avrà al centro il volume di Stefano Boero “San Filippo Neri e gli Oratoriani dell’Aquila” (Roma, Aracne 2017) che ripercorre la storia della chiesa filippina, del convento, della congregazione, dell’oratorio, di «quell’area dove, nel Seicento, si costruiva all’Aquila il polo spirituale e culturale più importante della città, in una evidente tensione intellettuale, e non solo, rispetto a quella dei Gesuiti, insediati nel 1596», come spiega la stessa Mantini. «Generazioni di ragazzi rimaste per lungo tempo estranee alle antiche architetture, in una città puntellata che ha segnato la loro crescita, rientrano in luoghi spesso mai conosciuti prima, mentre la comunità adulta tenta di ripercorrere identità sbiadite dall’assenza di tracce troppo a lungo silenziose. Vorremmo che questi luoghi non fossero showroom, bellissimi, ma senza anima. Vorremmo che anche la loro storia rientrasse nei luoghi restaurati, restituendo spesso un linguaggio sconosciuto anche fino al 5 aprile 2009, con nuovi archi, porte, affreschi che spuntano per ricollegare tempi che non si erano mai incontrati».
La ricerca di Boero, rigorosa e frutto di uno studio di molti anni, pone L’Aquila, con le sue famiglie come de Nardis, Magnante e poi Centi, fondatori degli Oratoriani, al centro di reti di relazioni molto intense nel Regno di Napoli, nella corte di Roma, nella Penisola. «Il linguaggio della comunicazione nell’Europa del Seicento e del Settecento», come sottolinea Mantini nella presentazione, condivisa con Samuel Ditchfild dell’Università di York, «aveva un alfabeto complesso, con i suoi molteplici livelli di percezione dei messaggi. La Congregazione dell’Aquila, fondata nel 1607, si distinse per l’impegno nella cultura artistica e musicale, per l’assistenza a donne, a malati, a orfani; i suoi membri aderirono alle più importanti Accademie aquilane, note anche per le produzioni teatrali, quasi anticipando la vocazione dei locali interni alla chiesa, gioiello di raffinato barocco. I Filippini, al pari dei Gesuiti, costruirono una rete internazionale di relazioni che coinvolgeva le varie case oratoriane della penisola e, in particolare, la corte romana».
Relatori della presentazione, interna al seminario “Cultura e spiritualità all’Aquila tra I secoli XVII e XVIII” saranno gli storici Vittoria Fiorelli (Università Sant’Orsola Benincasa Napoli) e Flavio Rurale (Università di Udine). Sarà presente l’autore.
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