Chiesta la grazia per il preside finito in carcere

Livio Bearzi era il dirigente del Convitto Nazionale ed è stato condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione. Martedì è stato arrestato a Udine, i suoi colleghi hanno avviato una petizione da inviare al Presidente della Repubblica
L'AQUILA. Grazia per l'ex preside del Convitto Nazionale. A chiederla sono i docenti e il personale del Terzo Istituto Comprensivo di Udine che si sono stretti intorno al loro preside, Livio Bearzi, in carcere da martedì perché condannato a 4 anni di reclusione per gli studenti morti a L’Aquila la tragica notte del 6 aprile 2009. All’epoca Bearzi era preside del Convitto Nazionale, crollato durante il terremoto. Sotto le macerie del Convitto trovarono la morte tre studenti minorenni: il marsicano Luigi Cellini di 15 anni, Ondreiy Nouzovsky di 17 e Marta Zelena di 16. Altri due rimasero gravemente feriti.
Il preside Bearzi è stato arrestato martedì e la sua scuola a Udine ha avviato una petizione per chiedere la grazia al Presidente della Repubblica. Chiedono che gli venga in tutto o in parte condonata la pena e che sia annullata anche l’interdizione dai pubblici uffici. All’epoca del sisma all’Aquila il dirigente scolastico fu accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose e successivamente condannato a una pena di quattro anni di reclusione, sentenza confermata in via definitiva a ottobre scorso dalla Corte di Cassazione. Bearzi si trova ora nel carcere di Udine. “Dalla nascita di questo istituto a oggi – spiegano i suoi colleghi udinesi – il dottor Bearzi non ha mai fatto pesare ad alcuno la sua vicenda personale, ma ha saputo sempre rendersi disponibile e attento alle richieste dell’utenza e degli insegnanti. Tutti hanno potuto apprezzare il coraggio e la forza d’animo anche nei momenti più difficili ed il grande rispetto che ha sempre nutrito verso le istituzioni locali e nazionali. Sotto la sua direzione l’istituto ha anche aumentato in modo considerevole il numero degli iscritti, segno dell’apprezzamento delle famiglie della città”. Una motivazione sufficiente, secondo il corpo docente del Terzo Istituto comprensivo, per comprendere come anche Bearzi sia stato, a modo suo, una vittima del terremoto. Anche lui, come molti altri a L'Aquila, si è fidato delle istituzioni, di quegli "scenziati" che hanno rassicurato la popolazione pochi giorni prima. E quel maledetto giorno di aprile decise di non convocare i genitori, e di lasciare i ragazzi in Convitto. Un rimorso che ha segnato profondamente Bearzi. Più di una condanna.

