Chiusura punto nascita il territorio non si arrende

Continua la mobilitazione per sollecitare il dietrofront della Regione Marinucci: non si può ampliare l’ospedale e poi cancellare servizi essenziali
SULMONA. La partita della soppressione del punto nascita non è ancora chiusa ed è anzi legata a doppio filo ai lavori appena avviati per la costruzione del nuovo ospedale. Questa la tesi che unisce rappresentanti istituzionali, politici e dell’associazionismo in città, dove il dibattito sulla salvezza del reparto si anima per si tentare il tutto per tutto. Prova a sollecitare uno scatto di orgoglio da parte dei politici locali il responsabile regionale del Tribunale per i diritti del malato, Edoardo Facchini. «L’ospedale nuovo senza il punto nascite è impensabile», incalza, «non ci interessano i numeri, se c’è la volontà politica si può e si deve andare in deroga alla soglia minima dei parti annui».
È destinato alla chiusura nei prossimi mesi il punto nascita sulmonese, dopo la riunione dei funzionari regionali che hanno applicato i parametri del ministero della Salute sul numero minimo dei mille parti annui, 500 in caso di situazioni orografiche particolari. Il reparto sulmonese, coi suoi appena 328 parti, è finito nella scure dei tagli, avviati nel 2010, per questioni di sicurezza mamma-neonato. Sotto la soglia in Abruzzo sono anche i punti nascita di Atri, Ortona e Penne, per un totale di 133 in tutta la penisola.
Facchini ricorda la soluzione già prospettata tempo fa di traslocare il reparto, attualmente al terzo piano dell’ala vecchia inagibile, in quella nuova. «Il trasloco potrebbe essere immediato», aggiunge, «il punto nascita va spostato all’ala nuova nel reparto di ortopedia, dirottando i 20 posti letto (di cui 10 di Medicina) su Castel di Sangro. La proposta l’abbiamo prospettata come gruppo di lavoro da tempo ai vertici Asl. Certo, oltre allo spazio fisico, serve dotare il reparto di nuovo personale, visto che l’attuale primario, la dottoressa Tobia, potrebbe andare in pensione a fine anno. È comunque impensabile parlare della chiusura del reparto dopo la posa della prima pietra per l’ampliamento dell’ospedale». Dello stesso avviso il vice sindaco Luciano Marinucci, che annuncia di aver avviato, assieme al primo cittadino, una serie di confronti con il governatore Luciano D’Alfonso e l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci.
«Ci stiamo muovendo in tutti i modi per chiedere una retromarcia sulla chiusura prospettata dal tavolo tecnico», spiega, «non si può pensare di dotare il territorio di un nuovo ospedale e di chiudere il reparto che ne garantisce il futuro. C’è da considerare, poi, che il nostro ospedale è punto di riferimento sanitario per una zona molto vasta e geograficamente complessa e spesso mal collegata. Infine, è necessario potenziare il personale per far tornare la fiducia nelle future mamme». Preoccupata anche l'assemblea regionale di Sel per il depauperamento dei servizi sanitari.
Federica Pantano
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