Cialente contro Cimoroni: «Posti ad amici? Fuori i nomi»

L’AQUILA. «È la terza, se non la quarta volta, che la consigliera comunale Carla Cimoroni accusa la precedente amministrazione, quella guidata da me, di aver avuto “comportamenti malati di...
L’AQUILA. «È la terza, se non la quarta volta, che la consigliera comunale Carla Cimoroni accusa la precedente amministrazione, quella guidata da me, di aver avuto “comportamenti malati di lottizzazione partitica delle poltrone e favoreggiamento di amici e parenti”. Lo afferma per attaccare Biondi, che continuerebbe su questa strada». È quanto scrive su Facebook l’ex sindaco Massimo Cialente, che fa riferimento a un articolo pubblicato sul Centro in occasione del bilancio sul primo anno della giunta di centrodestra.
«Poiché», sostiene Cialente, «il “movimento” che rappresenta la Cimoroni si richiama a quello precedentemente presente in consiglio con Di Cesare, che si è sempre distinto per una precisione quasi pedante, attenta alle virgole, ai punti ed alle virgolette, chiedo ufficialmente a Carla Cimoroni di fare esempi, di richiamare episodi, di fare nomi, cognomi, se serve soprannomi. Io in parte giustifico chi ha scoperto l’impegno pubblico dopo il sisma in via Strinella, la sera. Per aiutare la consigliera vorrei ricordarle che prima del sisma, nel 2007, persi subito in consiglio l’appoggio di parte della Margherita, quella dell’allora segretario Antonio Verini, il cui figlio Enrico passò, già alla seconda seduta di consiglio comunale all'opposizione, proprio perché mi rifiutai di applicare il manuale Cencelli e le spartizioni, così come nella scorsa legislatura fui costretto a fare con il consigliere Ludovici, da me accompagnato, per sempre, fuori dal mio ufficio. Sono certo che Cimoroni elencherà nomi di amici e soprattutto parenti che io o noi avremmo favorito. Se li trova».
Cialente si dice «pronto a rispondere punto per punto. Basta con questa politica delle frasi ad effetto, della demagogia e dei populismi. Li abbiamo già a Roma. Basta di parlare per frasi fatte. Se si hanno elementi si tirino fuori. Altrimenti si taccia. Sono stufo di certi atteggiamenti e accuse immeritate, perché noi avevamo portato un’altra aria in questa città. E tanti silenzi di oggi mi fanno pensare che anche ai più rivoluzionari quell’aria stesse stretta. Meglio le trasversalità di oggi. Piacciono di più».

