Cialente: l’Ue blocca la messa in sicurezza di città e territori

19 Novembre 2014

L’AQUILA. «A nome di tutte le aquilane e di tutti gli aquilani esprimo la più profonda solidarietà alle popolazioni colpite dalle tragedie provocate dalle recenti alluvioni. Noi, più di tutti,...

L’AQUILA. «A nome di tutte le aquilane e di tutti gli aquilani esprimo la più profonda solidarietà alle popolazioni colpite dalle tragedie provocate dalle recenti alluvioni. Noi, più di tutti, riviviamo nell’immagine dei luoghi devastati, delle case distrutte, dei cimiteri violati, dei volti delle popolazioni e, soprattutto, delle lacrime e dei lutti, lo stesso dolore che, dal 6 aprile 2009, ci attanaglia».

A parlare è il sindaco del capoluogo di regione Massimo Cialente, che pone ancora una volta il problema legato ai vincoli di finanza pubblica imposti dall’Europa agli Stati membri e ai conseguenti limiti ai fondi erogati dal governo per ricostruire e mettere in sicurezza i territori colpiti da calamità naturali. «Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite, ma nello stesso momento», dice Cialente, «rialziamo la voce affinché in questo Paese, finalmente, si avvii un grande piano di messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio, in particolare quello dei centri storici. Si può fare ma, soprattutto, si deve fare», prosegue il primo cittadino che da tempo sollecita l’avvio di una trattativa con l’Unione europea proprio su questa delicatissima questione, dalla quale dipende la possibilità di ottenere risorse per affrontare le emergenze e i danni provocati dalle calamità naturali.

«Non possiamo più continuare così. Abbiamo sottoposto a ben tre governi nazionali il problema del rispetto del patto di stabilità imposto dall’Europa, con il noto limite del deficit di bilancio al 3 per cento del Prodotto interno lordo. Un vincolo che, come andiamo ripetendo da tempo, deve necessariamente essere derogato per i Paesi colpiti da calamità naturali. Si tratta di un diktat immorale dell’Europa. Così come è inaccettabile che si debba restare nei limiti imposti da questi vincoli per avviare il grande progetto di messa in sicurezza del territorio, progetto che potrà durare anche qualche decennio ma che deve partire immediatamente, anzi, che avrebbe dovuto essere già partito. Il Comune dell’Aquila ha già inviato una lettera alla Commissione europea, al Parlamento europeo e a tutti i capi di stato dell’Unione, chiedendo questo atto di civiltà per poter ricostruire L’Aquila e l’Abruzzo e presentato una sua proposta. Credo che il governo italiano sia chiamato, anche nel rispetto della Costituzione», conclude il sindaco dell’Aquila, «a porre il problema e a battersi per ottenere una deroga. Lo Stato deve tutelare i cittadini, il patrimonio storico-artistico, il suo ambiente e la sua economia. Mi domando, qualora un condominio imponesse a una famiglia di non curare il proprio figlio malato, seppure in nome di un regolamento, quale padre non si ribellerebbe? In questa situazione l’invito che rivolgo al governo è di applicare la Costituzione italiana».

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