Cialente rilancia: «L’Aquila tra le prime 50 città d’Europa»

Il sindaco protagonista al festival dell’Economia di Trento «Ringrazio uno a uno chi ci aiutò per Onna e l’Auditorium»
TRENTO. Massimo Cialente lo ammette: «La sparo grossa». Ma è un sogno legittimo. Anzi, ascoltando il sindaco dell’Aquila verrebbe da dire che più che un sogno è un dovere.
Cialente star al Festival dell’Economia di Trento. Protagonista con Fabrizio Barca di uno degli appuntamenti centrali di ieri, moderato da Pino Donghi, ha spiegato anche quale dovrebbe essere la formula per ridare vita alla città. «Non dobbiamo fare l’errore che è stato fatto in altri luoghi, come a Gemona: è vuota, è una scenografia. Dobbiamo dare incentivi per ripopolare la città. Lo faremo: il 10% delle case che si liberano lo daremo ai “talenti”: a chi viene con un progetto per scrivere un libro, per fare una start up, faccio solo degli esempi, con l’intenzione di restare uno o due anni almeno. Noi daremo una casa confortevole con 120 euro al mese, e direttamente nella sede staccata del Maxxi di Palazzo Ardinghelli chiameremo gli artisti perché realizzino le loro opere davanti agli studenti dell’Accademia di belle arti. E renderemo questa città sempre più attraente, oltre che più vivibile. Perché per la ricostruzione ci sono arrivati già sei miliardi, e in tutto ne arriveranno sette: non possiamo semplicemente ricostruire una città, ma consegnare un gioiello».
E allora eccolo lanciarsi e “spararla grossa”: «Immaginate Claudio Ranieri prima dell’inizio del campionato, immaginatevelo in conferenza stampa che dice: vinceremo noi del Leicester la Premier League. Avrebbero riso tutti. Bene, io ve lo dico già adesso: L’Aquila diventerà una delle prime 50 città d’Europa. È no- stro dovere: ce la faremo. E se non ce la faremo avremo delle gravi responsabilità. Perché ci è stata offerta l’occasione di ricostruire una città splendida e di rifare tutti i servizi e di riattivare tutte le opportunità». Tra le prime 50 città d’Europa, quindi, con la sfrontatezza tipica di Cialente: che riesce sempre un po’ a sognare e a credere fermamente che ci sia un futuro. «Vedete, cari trentini (e vi ringrazio tutti, ad uno ad uno, per Onna e per l’Auditorium), noi siamo stati salvati da una cosa: che prima del terremoto avevamo già un piano strategico. Pensate che il 5 aprile 2009, alla vigilia della “guerra” come io chiamo il terremoto, ero intento a correggere le ultime virgole del piano strategico che avrei letto in consiglio comunale due giorni dopo. Avevamo studiato i punti deboli e i punti forti dell’Aquila, sapevamo su che cosa puntare quando il sisma ha abbattuto la città. Ecco: ora abbiamo 260 cantieri attivi, 145 imprese da tutta Italia, siamo il cantiere più grande d’Europa e soprattutto siamo la città che può costruire una smart city dentro un’antica città ristrutturata. Quello che è successo all’Aquila non lo auguro a nessuno. Ma quello che ha fatto L’Aquila lo consiglio a tutte le città d’Italia. Anzi, Lo consiglio all’Italia intera: con 3 miliardi all’anno per la manutenzione straordinaria dai rischi idrogeologici e sismici possiamo rendere questo paese meraviglioso». Applausi scroscianti. «Ma», ha chiuso Cialente, «per diventare una delle prime 50 città d’Europa occorre anche la consapevolezza degli aquilani e del governo italiano. Io ci spero».
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