Cibo e cultura nemici della globalizzazione

Convegno del “Cammino dell’accoglienza”, relazioni dell’antropologo Di Renzo e dello chef Franciosi
AVEZZANO. “Cibo, cultura e territorio” è il titolo del convegno che ha visto la partecipazione anche di alcune classi dell’istituto Torlonia-Bellisario, con la dirigente Annamaria Fracassi, accompagnate dalle docenti Franca Di Benedetto e Angela Rubini.
Un evento organizzato dall’associazione “Cammino dell’accoglienza”.
Già da qualche anno l’istituto è nella rete di Scuole in cammino, un collegamento fra le scuole che si propone di ampliare l’offerta formativa offrendo la possibilità di conoscere a fondo le realtà, la cultura e la storia locale. Questo, infatti, è uno dei tanti obiettivi a cui aspira l’associazione: un’escursione della durata di tre giorni (dall’1 al 3 giugno 2018), dalla Valle Roveto fino ad Avezzano, che dia a tutti l’occasione di scoprire i luoghi della Seconda guerra mondiale e della Resistenza, immergendosi completamente nei paesaggi naturali della valle del Liri.
Nel convegno, tenutosi al castello Orsini di Avezzano, sono intervenuti Sergio Natalia, esperto di Sviluppo locale, Ernesto Di Renzo, antropologo, Marco Leonardi, docente di Ecologia vegetale all’Università dell’Aquila, Franco Franciosi (nella foto a sinistra), cuoco contadino, e Corrado Sterpetti, docente dell’Iis Serpieri di Avezzano.
Gli esperti hanno cercato di fare chiarezza sull’attuale situazione del mercato alimentare, mettendo in evidenza come i prodotti locali spingano i consumatori ad acquistarli, proprio perché certi della loro origine e del tipo di lavorazione.
Anche la scuola deve far capire l’importanza delle produzioni locali, nemiche della globalizzazione e delle industrie, che utilizzano zuccheri, grassi, sale e conservanti, senza tenere conto delle possibili malattie derivabili, quali diabete e ipertensione. I prodotti locali si stanno facendo spazio sempre di più, tanto da destare l’attenzione di catene internazionali, come il McDonald’s, che ha lanciato sul mercato un panino associato a un’identità locale, in modo da aumentarne le vendite.
La quantità di prodotti che mangiamo sembra essere più importante della qualità, mentre in realtà bisognerebbe ricordare che il cibo è più di un bisogno: deve dare delle sensazioni, deve appagare. Ricordiamo, come dicevano i latini: «Non vivo ut edam, sed edo ut vivam (Non vivo per mangiare, ma mangio per vivere)».
Alessandra Cialone
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