Ciclista cade per la buca: l’Anas gli deve 15mila euro

27 Luglio 2023

Strade pericolose, arriva la sentenza per l’incidente sulla statale 80 al Cermone Quasi 7.500 euro per i danni alla costosa bici da corsa, il resto per traumi e ferite

L’AQUILA. «Un trabocchetto»: così il giudice del tribunale dell’Aquila, nella sua sentenza, descrive quella buca profonda cinque centimetri che si trovava lungo la statale 80, «un’insidia imprevedibile e invisibile». Ed è per questo che ha condannato l’Anas, titolare della strada, a risarcire per una cifra intorno ai 15mila euro un ciclista semiprofessionista che a causa di quella buca è rovinato a terra, ferendosi e danneggiando la sua costosa bici da corsa.
L’incidente avvenne nel febbraio del 2018, a poche decine di metri di distanza dall’incrocio del Cermone, venendo dall’Aquila. Vittima un 34enne, che finì al Pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore per le escoriazioni, per i traumi agli arti e per una tendinite. Conseguenze fisiche dello schianto, queste, che gli sono valse anche una invalidità permanente per cui l’Anas lo deve risarcire di 3.400 euro. Altri 1.800 euro, invece, per le invalidità temporanee.
Ben più alta la cifra che la società statale dovrà rimborsagli per la sua bici da corsa: quasi 7.500 euro per i danni. Il totale fa circa 13mila euro, a cui aggiungere spese di lite, accessori e costo delle perizie tecniche richieste dal giudice.
Tutto questo perché la sentenza condanna l’Anas in quanto custode di quella strada statale, riconoscendo che «il sinistro si è verificato a causa della presenza della buca sulla corsia di pertinenza dell’attore (il ciclista, ndr), avendo quest’ultimo dimostrato il nesso di causalità materiale tra la caduta e il pericolo insorto sulla strada». E nessuna responsabilità viene assegnata al 34enne per non aver evitato l’ostacolo. Questo grazie alla testimonianza dell’automobilista che seguiva il ciclista, ma anche e soprattutto dal verbale dei rilievi effettuati sul posto dagli agenti della polizia, «da cui emerge chiaramente la presenza della buca sulla strada che era difficilmente avvistabile in quanto dello stesso colore dell’asfalto, per cui il pericolo presente non risultava prevedibile ed evitabile con l’uso della ordinaria diligenza», come si legge nella sentenza. Il ciclista 34enne è difeso dall’avvocato Luciano Bontempo.
Anche se quella buca al Cermone non c’è più, la sentenza riporta al centro la questione dei pericoli stradali, in un’arteria, la statale 80, di frequente sede di incidenti, anche di grave entità. E la condanna parla chiaro: la responsabilità è di chi ha in gestione la strada.
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