Ciclista contro vitello, il giudice archivia

11 Maggio 2019

L’incidente era costato la vita al 54enne Innocenzi. Il gip: incompleto il Dna dell’animale. Scagionata l’allevatrice

AVEZZANO. Una morte senza colpevoli quella del ciclista Cesidio Innocenzi, finito contro un vitello in mezzo alla strada. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Maria Proia, ha archiviato il procedimento per omicidio colposo a carico di E.N.M., la 65enne di Castellafiume, titolare di un’azienda zootecnica, indagata per la morte dell’uomo. «All’esito delle indagini preliminari» ha evidenziato il gip «non sono emersi elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio».
IL FATTO. Il 25 maggio 2018 Cesidio Innocenzi stava percorrendo in bici la Provinciale 23 dell’Alto Liri quando, nel tratto tra Castellafiume e Capistrello, si è schiantato contro un animale vagante, restando ferito in modo grave. Il 54enne di Avezzano, idraulico di professione, con la passione per il ciclismo, è morto il 30 maggio all’ospedale San Salvatore dell’Aquila per presunte complicazioni insorte a seguito di un intervento chirurgico.
LA PROVA DEL DNA. La procura della Repubblica di Avezzano aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo e il sostituto procuratore Lara Saccacini, titolare dell’inchiesta, aveva iscritto nel registro degli indagati l’imprenditrice di Castellafiume, proprietaria di alcuni bovini. Le indagini erano state affidate ai carabinieri di Cappadocia, guidati dal maresciallo Giovanni Di Girolamo, che avevano sequestrato la bici e il casco di Innocenzi e disposto il prelievo del pelo con bulbo su quattordici vitelli. Innocenzi, infatti, aveva dichiarato al suo primo soccorritore di esserci scontrato contro un vitello. I carabinieri del Ris di Roma avevano estratto una traccia di Dna bovino dal casco della vittima. Tutti i reperti biologici erano stati poi inviati all’Istituto zooprofilattico di Perugia. Ma il materiale isolato non ha reso un Dna «completo», per cui non è stata possibile effettuare la comparazione con i vitelli di proprietà di E.N.M. oggetto di indagine. Il gip ha disposto ufficialmente l’archiviazione del procedimento e il dissequestro dei bovini, oltre alla bicicletta e al casco che sono stati restituiti ai familiari di Innocenzi.
PARLA LA VEDOVA. «La legge ha fatto il suo corso, è mancata la prova schiacciante e le indagini sono state archiviate», ha commentato Wilma Leonio, insegnante e moglie della vittima, «quello degli animali vaganti è un problema di sempre. Non sono nessuno per poter lanciare un appello, nel mio dolore mi sento atterrita e incapace di dire di più alle istituzioni, ma se ci fossero stati i guardrail e se qualcuno avesse tenuto i propri animali custodi nel recinto tutto ciò non sarebbe accaduto. Anche dopo la morte di mio marito», ha aggiunto la donna, «gli animali hanno continuano a essere presenti su quella strada. La mia consolazione sta nel fatto che Cesidio era e continua a essere una persona amata e stimata, ne sono una dimostrazione le tante iniziative in sua memoria: la nascita di una società sportiva a lui intitolata, così come la scuola di ciclismo e la targa apposta sulla salita di Fonte Capo La Maina. Questo sarà il mio risarcimento almeno morale».
«FINE DI UN INCUBO». «Siamo stati fiduciosi sin dall’inizio», hanno commentato gli avvocati Luca e Pasquale Motta, legali difensori dell’indagata di Castellafiume, «non c’erano testimoni oculari o altri elementi tali da far ipotizzare un coinvolgimento della nostra assistita rispetto alla morte dell’uomo. Con l’archiviazione del procedimento penale a suo carico per la signora è la fine di un incubo, potrà finalmente riacquistare la serenità turbata da questa tristissima vicenda». (r.rs.)
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