Cinti: grazie a Powercrop riscalderemo le abitazioni

Il presidente del gruppo ai sindaci: «Basta adunate carbonare, ora dialoghiamo Non ci sarà inquinamento nel Fucino ma arriveranno centinaia di posti di lavoro»
AVEZZANO. «Basta con le adunate carbonare, avviamo un dialogo serio per capire insieme come convivere». Sono parole di apertura verso il territorio quelle di Raimondo Cinti, presidente del gruppo Powercrop, che interviene sul progetto di riconversione dell’ex zuccherificio di Celano alla vigilia dell’incontro dei sindaci marsicani, previsto per le 18.30 di oggi al Comune di Avezzano, e della nuova conferenza dei servizi convocata in Regione martedì.
A che punto è l’iter per la riconversione dell’ex zuccherificio di Celano?
«Abbiamo firmato gli accordi di riconversione nel 2007 e poi abbiamo avviato il procedimento di Via nel 2008, mentre due anni dopo abbiamo avuto l’ok. Dall’accordo a oggi sono trascorsi tremila giorni, mentre dai procedimenti del Via ne dovrebbero passare 120».
Cosa è cambiato in questi anni?
«Ci sono state deliberazioni affrettate e del tutto strumentali per allargare il perimetro della riserva del Salviano. Solo adesso, dal 2011, abbiamo completato un procedimento per la presa d’atto sull’interramento dell’elettrodotto, dopo anni di attesa e con una fiera delle cose infondate».
Si è parlato molto dei fondi concessi a Powercrop per il progetto di riconversione: quanto è arrivato nelle casse della società?
«I processi di riconversione sono regolamentati per legge. Nel tempo i produttori hanno costituito un fondo di salvaguardia, ma non si tratta di aiuti pubblici, quindi è bene chiarirlo. Per Celano, la Sadam sta portando avanti una dismissione in perdita. Nel processo di riconversione è subentrata Powercrop che ha presentato dei progetti, come quello della centrale a biomasse, che finanzierà privatamente. L’unico vantaggio che avremo è che la centrale beneficerà per 15 anni di incentivi per le energie rinnovabili».
Quale sarà la durata dell’impianto?
«Questi impianti li facciamo con un indice di efficienza tale da avere una validità nel futuro. Un bravo imprenditore fa una centrale che ha una lunga efficienza e che non gli dà delle perdite. L’ambizione è quella di tenerlo in vita il più tempo possibile».
Da dove arriverà la biomassa che utilizzerete?
«Abbiamo una disponibilità di biomassa che non viene esclusivamente dal Fucino. Sono stati firmati già accordi a livello nazionale e in altre regioni è stata avviata una filiera con agricoltori. Stiamo facendo un investimento di 110 milioni. Questo è un impianto che prenderà le biomasse non solo in Abruzzo, ma anche nel Lazio e nelle regioni vicine».
Quanti saranno i dipendenti dell’ex zuccherificio Sadam reimpiegati?
«Tutti. In Sardegna per esempio abbiamo già assunto gli ex dipendenti Sadam. E poi, al di là dell’occupazione diretta, potremo avere un’occupazione indiretta che potrà arrivare all’assunzione di alcune centinaia di persone a tempo pieno. Inoltre, c’è la fase di costruzione che porterà decine e decine di persone al lavoro».
Ma qui c’è da temere per l’inquinamento e per la convivenza tra la centrale e le colture del Fucino.
«Le concentrazione delle polveri saranno 200 volte inferiori a quelle oggi riscontrabili in questo territorio. Quindi non andiamo ad aggiungere niente, anzi ci siamo impegnati a ridurre ulteriormente le emissioni. Ci andiamo a insediare in un nucleo industriale: se noi non possiamo fare il nostro impianto nessuno potrà costruire?».
In altre realtà italiane, centrali di questo tipo portano vantaggi alle famiglie. Nella Marsica?
«La Marsica è una terra in gran sofferenza, tra la crisi economica e il post terremoto. Grazie a questo progetto potremmo ridistribuire milioni e milioni di euro, con le biomasse, ma anche con la manutenzione dell’impianto, i trasportatori e tutto l’indotto. Inoltre sarebbe auspicabile pensare di collegare l’impianto con tanti quartieri della città e tanti paesi. Con il teleriscaldamento dare un beneficio per 6, 7 mesi a tante famiglie, evitando le emissioni delle piccole caldaie che inquinano molto. Mi spiace che gli amministratori, invece di parlare per slogan vuoti, non vengano a confrontarsi con noi. Credo sia opportuno smetterla di organizzare queste adunate carbonare e iniziare un dialogo serio per poter capire come poter convivere».
Eleonora Berardinetti
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