Cioni: turisti azzerati nei paesi del Cratere

Il direttore di Confcommercio chiede al governo «di rinviare la restituzione delle tasse»
L'AQUILA. Basterebbe uno sguardo in direzione della centrale piazza del municipio di Campotosto (nella foto a destra uno scorcio del paese), Comune simbolo della distruzione del terremoto nelle aree interne dell'Aquilano e dell'Abruzzo, per comprendere che la normalità nei territori messi in ginocchio dalle scosse del 2016 e del 2017 è ancora una chimera. Attività commerciali che convivono con cumuli di macerie, a Campotosto come ad Amatrice – comunità sorella dell'Aquila – fino al Teramano, destino comune con i paesi colpiti di Marche, Umbria e Lazio oltre all'Abruzzo, dove il turismo è azzerato e le popolazioni si sono dimezzate per effetto della diaspora tipica del post-terremoto. Commercianti che dal 1° gennaio del 2020 dovranno restituire le tasse sospese nel 2016 e nel 2017.
In una lettera inviata alcuni giorni fa ai sindaci, la commissaria straordinaria del cratere sismico, Paola De Micheli, ha spiegato che le imprese potranno rateizzare da quella data tali imposte accedendo a un mutuo completamente gratuito, da contrarre subito, le cui garanzie sono a carico dello Stato. Una data apparentemente lontana. «Per i commercianti la prospettiva di un ritorno all'ordinarietà di qui a tre anni, per come stanno le cose, è impossibile». Il direttore di Confcommercio Abruzzo, Celso Cioni, rivolge così un appello al Governo e alla De Micheli, affinché rivedano la timeline che prevede «la ripartenza socio economica».
«Nei Comuni del cratere non ci sono più residenti, mentre i turisti non si fanno vedere», dice Cioni in riferimento, tanto per fare un esempio, a Campotosto, paese fantasma con il 70-80% del patrimonio edilizio inagibile, ma anche a Montereale, che sta subendo il lento abbandono dei residenti “di ritorno”, che hanno paura di nuove scosse. «Se io sto in una condizione di precarietà, con le macerie che mi circondano, non posso pensare di ripartire con l'ordinarietà, è paradossale», aggiunge Cioni. Troppe le problematiche ancora da affrontare prima di poter parlare di restituzione delle tasse: «In condizioni normali occorrono dai 3 ai 5 anni per aprire un'attività», spiega, «figuriamoci se tre anni possono bastare per uscire da un contesto di “guerra”.
PROTEZIONE CIVILE. A soffrire la crisi post-sisma è anche il settore ricettivo. Domani mattina i rappresentanti di Federalberghi delle regioni nel cratere sismico incontreranno il capo del Dipartimento di Protezione civile, Maurizio Borrelli. Sarà l'occasione per fare il punto sulle problematiche del post-sisma, ma sul tavolo di Borrelli verranno poste diverse questioni: oltre a quella dell'emergenza della rimozione delle macerie vicine alle attività commerciali e alla sostituzione dei container con strutture stabili idonee, anche la “Zona franca urbana”, che deve prevedere «l’estensione di un quinquennio anche per Imu e Tari». Poi, ancora: il de minimis, che necessita di risorse aggiuntive. Quanto ai danni indiretti, per Federalberghi occorre aumentare le somme stanziate per le imprese che hanno registrato consistenti riduzioni di fatturato (30%) rispetto al triennio precedente. Fondamentale è la regolazione dei rapporti con il sistema bancario, per cui è indispensabile rivisitare tali rapporti sia per le imprese operanti che per quelle costrette alla chiusura, mentre si dovrà promuovere campagne pubblicitarie per rilanciare il settore.
«Per di più non esistono ancora delle norme che supportino i commercianti e piccoli imprenditori che hanno contratto dei debiti», incalza il direttore di Confcommercio Cioni, «e sono la maggior parte. Se io perdo tutto (proprietà, merci, locali e anche clienti dato che molti cittadini si sono trasferiti altrove) e non ho la possibilità di portare avanti la mia attività, con quali risorse posso abbattere i debiti?».
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