Cippi di Ercole scoperti tra le rovine di Alba Fucens

Ecco i risultati della campagna di scavo di archeologi belgi Le iscrizioni in latino arcanico risalgono al II secolo a.C.

MASSA D’ALBE. Ad Alba Fucens, colonia fondata dai Romani nel 302 a.C., Ercole, identificato dai latini nel greco Eracle, era venerato come un dio. Il culto di Eracle, giunto ai latini e a Roma attraverso la Magna Grecia e gli Etruschi, finisce col sostituire quello di divinità indigene. E nel 312 diviene uno dei culti ufficiali. Ercole era considerato il protettore dei commerci, dell'agricoltura e della pastorizia. Ad Alba erano fiorenti sia il commercio che l'agricoltura. Questo spiega perché il culto di Ercole fosse così sentito. Venerando Ercole, si sperava che egli propiziasse l'abbondanza del raccolto e del bestiame. Gli scavi, oltre a una colossale statua di Ercole, collocata dopo il restauro all'entrata del Museo nazionale di Chieti, di recente hanno portato alla luce due cippi con iscrizioni a lui dedicate. Un ritrovamento ritenuto di straordinaria importanza. Perché una delle due iscrizioni è sicuramente la più antica del culto di Ercole.

È quanto emerso nell'incontro al Centro servizi culturali di Avezzano, organizzato dall'Archeoclub della Marsica, presieduto da Umberto Irti, cui ha partecipato anche Emanuela Ceccaroni, della Soprintendenza archeologica d'Abruzzo. I due cippi, di forma piramidale e alti 12 e 9 centimetri, sono stati rinvenuti, in modo del tutto occasionale, da archeologi belgi, nell'area del tempio di Ercole. Su di essi veniva infissa la statuetta votiva in bronzo di Ercole. Autrici delle iscrizioni sono due donne, di nome Varia e Catia. Hanno dedicato il cippo ad Ercole, in ricordo del proprio marito. Catia precisa anche che il marito - (N) onio (s) = Nonius - proveniva dal Sannio (ex Samio). «Le iscrizioni», ha spiegato Marco Bonocore, latinista e direttore della sezione archivi della Biblioteca vaticana, intervenendo all'incontro promosso dall'Archeoclub, «sono in latino arcaico. Pertanto le si può far risalire al II secolo a.C, a una fase cioè più antica rispetto alla costruzione del santuario di Ercole ad Alba, datata ai primi decenni del I secolo. Abbiamo la conferma che nel II secolo a.C. vi fu una massiccia immigrazione di socii italici verso la colonia latina di Alba. Il nostro personaggio (Nonius), dunque, potrebbe essere un abitante del Sannio, che è venuto a stabilirsi ad Alba».

I due cippi sono custoditi provvisoriamente nel castello di Celano, in attesa che venga ultimato il Museo di Alba, dove verranno trasferiti. Le iscrizioni latine finora rinvenute nel sito di Alba Fucens sono 380. Nella seconda metà dell'800, da un'indagine di Theodor Mommsen, ne risultavano 146. Gli scavi, iniziati nel secondo dopoguerra, ad opera di archeologi belgi, come Bernard De Visscher e Joseph Mertens, in stretta collaborazione con la Soprintendenza archeologica d'Abruzzo hanno portato a un notevole incremento del patrimonio epigrafico.

Le iscrizioni sacre non sempre portano il nome della divinità. Nelle due rinvenute di recente, oltre al nome del dio (Ercle) al quale il cippo è dedicato, c'è anche quello degli autori della dedica. In questo caso due donne. Presso i latini, la donna era libera, anche se non poteva partecipare alla vita politica. Era cioè esclusa dal “cursus honorum”. Condivideva col marito l'educazione dei figli, poteva uscire quando voleva e rientrare anche a notte inoltrata, andare al teatro, assistere ai giochi e alle cerimonie religiose e aiutare il marito nel suo lavoro. Si sposava giovanissima, intorno ai 14 anni, e il matrimonio non era considerato indissolubile. Durava finché marito e moglie volevano che durasse. Per divorziare, non c'era bisogno di avvocati.

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